Cattolica. La giovane violentata: “Mi sento come segnata a vita”

«Mi sento segnata a vita. Non riuscirò più a fidarmi di un ragazzo, anche del più bravo e con le migliori intenzioni. Anche di una persona buonissima, adesso, potrei pensare male». Poche ore dopo la violenza sessuale, nello studio dell’avvocata Elena Fabbri, la ragazza che nelle prime ore di domenica mattina è stata vittima dell’abuso inferto da un amico di amici, racconta il senso di violazione e di privazione che le è rimasto addosso. Ha 21 anni, è del Pesarese come tutti i ragazzi e le ragazze delle due comitive che quella sera erano al Malindi, discoteca sulla spiaggia di Cattolica. Le comitive del gruppo di lui, il 22enne di origini albanesi arrestato per stupro e lesioni, (di cui il Corriere Romagna omette il nome per tutelare l’identità della vittima) e quelli di lei. Tra questi, anche l’amico aggredito con calci e pugni per aver difeso le ragioni della vittima. Colpi inferti, secondo le denunce e le ricostruzioni dei carabinieri della tenenza di Cattolica, sempre dall’autore dell’abuso.

Lo choc e il riemergere della violenza, per la 21enne, si mescolano infatti al senso di colpa per aver visto coinvolto anche un amico. L’amico, quello a cui la ragazza aveva mandato un messaggio “in codice” per chiedere aiuto poco prima che la violenza venisse perpetrata.

«Lei si sente in colpa, è dispiaciuta per lui, perché è stato picchiato forte, con calci e pugni, e lei stessa ha visto tutto. L’ha visto steso a terra immobile. Però – racconta l’avvocata Fabbri – proprio la vicinanza di lui e delle amiche, tra cui le due ragazze che erano con lei quella sera, le danno forza e sostegno. Non si sente abbandonata. E questo non è né poco, né scontato».

Il trauma

Il sostegno di amici e familiari, però, non basta a lenire il dolore e addolcire il trauma. «Quando l’ho vista per la prima volta – spiega ancora la legale, che ha fatto della difesa delle donne vittima di violenza la sua missione – era visibilmente sotto choc. Rispondeva con puntualità e precisione alle domande che le ponevo, ma era evidente che non avesse ancora metabolizzato. Ora, invece, sta realizzando quanto successo. È un momento molto difficile».

L’articolo integrale sul Corriere Romagna

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