Cattolica. Addio Nathan, il dolore di una città intera

Il feretro, bianco, circondato di fiori, è già adagiato di fronte all’altare della chiesa di San Pio quando le persone iniziano ad affluire nell’edificio. Alcuni, prima di sedersi, si avvicinano alla bara per darle una carezza.

Prevedendo i tanti che avrebbero voluto partecipare all’ultimo saluto a Nathan Franchini, la parrocchia ha predisposto nei locali della Domus, lì di fronte, la trasmissione della funzione, in modo che possa esserci posto per tutti.

La chiesa si riempie lentamente. Tanti i ragazzi e le ragazze presenti, seduti sulle panche, o in piedi, con la mascherina sul volto, a lasciare solo agli occhi il compito di mostrare il proprio dolore.

«Ognuno di noi vorrebbe avere la possibilità, la capacità, il dono, di riportare indietro il tempo, per poter scrivere un finale migliore rispetto a quello che è accaduto – dice nella sua omelia Don Andrea Scognamiglio – Ma il tempo non va indietro, può andare soltanto avanti. Oggi, ognuno di noi deve compiere una scelta: nelle nostre mani sono state messe due lettere, in una c’è scritto dolore, tristezza, rabbia, fine. Nell’altra c’è scritto, dolore, tristezza, rabbia, speranza. Io scelgo la seconda, io scelgo la speranza, io scelgo Gesù, perché l’unico a darmi una speranza capace di andare oltre la morte, perché l’unico che ha promesso che i morti risorgeranno. Nathan risorgerà. Non ho altre speranze da vendervi oggi pomeriggio».

Il padre

Al padre di Nathan, Christian, il compito della preghiera finale, un dialogo con il figlio rotto dall’emozione, frasi che evocano rimpianti, amore e orgoglio per l’ultimo gesto altruista del giovane: «Quella mattina, in quella macchina, quando hai visto arrivare quell’albero, hai protetto con il tuo corpo quella ragazza che era vicino a te, bravo figlio».

Poi una preghiera alla Vergine Maria, musicata e cantata, scelta dalla mamma di Nathan, Damaris.

Terminata la funzione una lenta processione di giovani si è stretta intorno alla bara e alla famiglia di Nathan, un abbraccio che è continuato fuori, sulla strada, di fronte alla chiesa, mentre la musica del ragazzo che in tanti hanno amato, trasmessa da chissà dove, sembra arrivare direttamente dal cielo, con l’ironia e la gioia dei suoi 19 anni e con quei versi «io mi sveglio sempre a pranzo, non mi sveglio mai al mattino», raccontati pochi minuti prima anche dal padre, di fronte al feretro, e capace di far echeggiare per un momento, ancora una volta, delle risa.

«Oggi – ha detto una madre, prima di lasciare la chiesa – è come se ogni genitore avesse perso un figlio, come se provasse lo stesso dolore».

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