Catasto verso la riforma: il settore teme l’aumento delle imposte

Fino a una settimana fa la riforma del catasto sembrava essere uscita definitivamente dalla porta, ma martedì, come si dice in gergo, all’ultimo è rientrata dalla finestra. E si preannuncia già come un terreno di scontro per il mondo dell’immobiliare romagnolo, pronto a dare battaglia. Al fianco di Irpef, Iva e Irap, il catasto è entrato infatti nel disegno di legge delega per la revisione del sistema fiscale approvato dal Consiglio dei ministri. Una scelta ambiziosa, se non fosse altro perché sul tema nessuno ha mai voluto mettere mano per decenni. Con quale risultato? Che oggi i valori catastali degli immobili italiani non rappresentano in nulla i reali valori del mattone. Ad elaborare i dati di tutta Italia, qualche mese fa, ci ha pensato Nomisma, secondo cui a Ravenna, ad esempio, si paga l’Imu su un valore catastale medio degli immobili pari a 89.940 euro, quando il valore di mercato è invece quasi il doppio, ossia 153.173 euro. A Rimini la stessa imposta si paga su un valore catastale medio pari a 89.717 euro, quando il valore di mercato si aggira quasi a 220mila euro, mentre a nella provincia di Forlì-Cesena: valore catastale medio di 94.810 euro e valore di mercato uguale a 141.047 euro.

I dubbi

In quella che potrebbe sembrare una riforma del buon senso, però, ci sono alcune sfumature di grigio da considerare. La prima è che i valori di mercato, per loro natura, tendono ad essere volatili e legati a molteplici fattori, alcuni dei quali nemmeno calcolabili. Il secondo aspetto, forse ancor più rilevante, è che il governo Draghi ha assicurato che non avrebbe aumentato le imposte. E la riforma del catasto mal si concilia con queste parole, a meno che non sia seguita da un abbassamento delle aliquote, di cui però nessuno per il momento ha parlato.

Il premier, presentando il disegno di legge delega ha rassicurato che l’aggiornamento dei valori, che tra l’altro richiederà un lavoro della durata di cinque anni, avrà solo una finalità statistica, oltre quella di stanare i tanti abusivismi presenti nel Paese. È qui che si inserisce quello che alcuni definiscono il doppio binario: tasse e imposte verranno calcolate con le vecchie regole, sperequazioni incluse, e nel frattempo i valori catastali saranno comunque aggiornati a quelli di mercato, così come chiede l’Europa.

I commenti

«Non ha però senso – tuona Alberto Fabbri, vicepresidente di Confedilizia Rimini – mettere in piedi un’opera così grande per soli fini statistici. È evidente, a mio avviso, che il risultato ultimo sarà l’innalzamento delle imposte, tra l’altro ancora una volta in uno dei settori più tartassati di sempre. Ricordiamoci cosa ha fatto l’introduzione dell’Imu». «Noi siamo nettamente contrari a questa riforma – fa eco Stefano Senzani, presidente vicario di Confedilizia Forlì-Cesena – e non siamo gli unici, al nostro fianco ci sono tutti coloro che gravitano attorno al mondo dell’immobiliare». Il dubbio di Senzani, oltre all’aumento delle imposte, è che dietro la riforma del catasto si celi qualcosa di più. «Il timore – dice – è che si voglia andare verso un catasto patrimoniale e non reddituale. È quello che vuole l’Europa, ma così si rischia di mettere nuovamente in crisi un settore che stava ripartendo». Molto preoccupato è anche Luciano Siboni, numero uno di Confedilizia Ravenna. «Sarà l’ennesima mazzata per il mattone e per le famiglie. Ma tanto Draghi tra cinque anni non ci sarà più – polemizza –, quindi oggi stringe l’occhio all’Europa perché il problema, poi, sarà di qualcun altro».

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