Castronuovo e il “vizio” del bibliomane

DI GIUSEPPE BELLOSI

Dopo aver comperato il nuovo libro firmato dall’editore imolese Antonio Castronuovo (Dizionario del bibliomane, Palermo, Sellerio, 2021, pp. 498 + 11 di indice, euro 16), ho anzitutto tolto e riposto con cura la fascetta, che recita: «L’amore per i libri, le manie, le passioni smodate, frenesie e stramberie capricciose. Un divertente prontuario alfabetico delle nostre ossessione librarie». A lettura terminata, ho messo la fascetta tra la copertina e la prima pagina, dove rimarrà al sicuro per i prossimi decenni.

Chi è il bibliomane?

La definizione di «divertente» per questo libro è veritiera, ma riduttiva. Siete dei bibliomani? Leggendo il Dizionario di Castronuovo, vi troverete i molteplici aspetti della vostra situazione, e così riuscirete a capire meglio voi stessi e a perfezionare la vostra bibliomania, magari con un po’ di autoironia, o, forse, il libro potrà esservi utile per alleviare la vostra malattia, anche se non potrà mai guarirla, perché il bibliomane «sa di essere malato, ma continua lucidamente, freneticamente» a comperare libri. La bibliomania è incurabile, o, meglio, «è un vizio che si cura solo coltivandolo», infatti «l’acquisto dei libri allevia l’ansia, ma come accade della maggior parte delle inclinazioni compulsive, il sollievo è del tutto transitorio». Il grande bibliofilo romagnolo Carlo Piancastelli affermava: «Il collezionismo è una specie di cocaina dello spirito; ha bisogno di continuo nutrimento perché lo stato di piacevole eccitazione psichica si mantenga; la sospensione dell’alimento produce un’immediata depressione; occorre una dose sempre superiore di farmaco».

Dolori e piaceri del bibliofilo

Se invece pensate di essere un bibliofilo, allora il libro vi mostrerà da una parte i dolori («un orizzonte di patimenti, affanni, spasmi e incubi») e dall’altra i piaceri (ma non c’è una netta distinzione fra gli uni e gli altri) cui andreste incontro oltrepassando quella impercettibile linea di confine che divide il bibliofilo dal bibliomane. Ci vuol poco a oltrepassarla: un giorno si va in libreria e si portano a casa tre libri: «Ne leggiamo uno, un altro lo sfogliamo distrattamente e il terzo giacerà dimenticato, ecco: in quel momento la bibliofilia è già entrata nel pittoresco nosocomio della bibliomania», che si manifesta chiaramente quando «sopraggiunge la peggiore complicazione: il piacere dell’oggetto in sé, il gusto di collezionarlo».

Morbi e sindromi

Se siete dei profani potrete scoprire un mondo, caratterizzato da morbi legati ai libri e sindromi correlate alla loro fruizione, di cui non immaginavate nemmeno l’esistenza.

Forse la più celebre descrizione della bibliofilia (e della bibliomania) si deve a Francesco Petrarca (negli anni 1336-1340): «Non so saziarmi di libri. […] L’oro, l’argento, le pietre preziose, le vesti di porpora, i palazzi di marmo, i campi ben coltivati, i dipinti, i palafreni con splendidi finimenti e tutte le altre cose di questo genere danno un piacere muto e superficiale, mentre i libri ci offrono un godimento molto profondo: ci parlano, ci danno consigli e, vorrei dire, vivono insieme a noi con una loro viva e penetrante familiarità».

Il libraio antiquario

Il bibliomane ha un antagonista: il libraio antiquario, che, osserva Castronuovo, è da una parte «una sorta di terapeuta di persone gravemente malate come i bibliomani: li asseconda, li accontenta e li rende infine mansueti, calmando in loro ogni spigolosità psico-patologica» e dall’altra «agisce come una sorta di pusher di droghe varie, quelle pubblicazioni, quelle carte che egli offre al bibliomane in dosi sempre maggiori, man mano che la dipendenza del tossicomane aumenta».

Il bibliomane può anche trasformarsi in ladro: il più celebre fu, nell’Ottocento, Gugliemo Libri (nomen omen), che durante la sua vita rubò circa 40mila libri e milleottocento manoscritti.

E dopo?

Il bibliofilo o il bibliomane dovrà prima o poi decidere circa il futuro della propria raccolta: o preservarne l’integrità donandola a una biblioteca pubblica o lasciare che sia venduta dagli eredi, così ogni libro «troverà almeno il proprio appassionato, sarà conservato e potrà concedere un attimo di felicità o anche accendere una luce».

Nel Dizionario non troverete la voce «Bibliomania» né «Bibliomane». Per venire a conoscenza delle innumerevoli sfumature dei due termini dovrete leggere tutto il libro. Imparerete molto e vi divertirete. Fidatevi. Ve lo dice uno che è affetto da bibliomania da più di 50 anni. Ne avevo solo 14, quando prosciugai i miei risparmi, accumulati mettendo da parte qualche soldo della mia paghetta settimanale, per comperare una cinquantina di fogli volanti da cantastorie risalenti al ’700 e all’800. Li ho ancora (ho poi imparato che sono rarissimi). Da allora i libri si sono diffusi inesorabilmente in tutte le camere della mia grande casa (tranne che in cucina, perché i fumi e i vapori danneggiano la carta). E, naturalmente, non mi sono mai sposato: alla voce «Celibato», Castronuovo spiega infatti che «è bene che i bibliofili non si sposino affatto».

A chi mi farà notare che nella mia biblioteca ho raccolto più libri di quelli che potrò mai leggere, risponderò, come suggerisce Castronuovo, che «una biblioteca serve se contiene la massa di ciò che non sappiamo, che è ben maggiore di quel che invece sappiamo».

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