Castel San Pietro accoglie prima famiglia profughi ucraini

Primi arrivi di profughi ucraini nel bolognese. A Osteria Grande, frazione di Castel San Pietro Terme, è arrivata una prima famiglia con un bambino, che il Comune “sta già provvedendo a inserire nella rete scolastica”. A renderlo noto è il sindaco Fausto Tinti, che ringrazio i suoi concittadini “per la generosità e il desiderio di aiutare chi è in difficoltà che ancora una volta stanno dimostrando”. Il sindaco chiede anche “la massima collaborazione soprattutto nel segnalare alle autorità preposte gli arrivi di chi dovesse giungere tramite relazioni con famiglie già residenti e di attendere il loro arrivo per donare generi alimentari e di prima necessità che sicuramente saranno necessari in loco”. Nel frattempo, il Centro operativo comunale “è già al lavoro per gestire anche questa emergenza. Solo con un attivo e pronto coordinamento riusciremo davvero ad aiutare al meglio le tante famiglie, donne, anziani e bambini che stanno cercando di mettersi in salvo da questa terribile guerra in corso”, afferma Tinti. Il Comune di Castel San Pietro, dopo il vertice di ieri in Prefettura a Bologna, ha messo a disposizione cinque alloggi per l’accoglienza di 25 persone circa, in località Poggio Grande, di proprietà del Seminario arcivescovile, e un appartamento per l’immediata ospitalità di quattro persone nel capoluogo, di proprietà del Comune. A questo si aggiungono cinque camere (per un totale di 15 persone) all’Hotel Parigi, che già ospita altri rifugiati di diverse provenienze, e 50 camere (per 150 persone) all’Hotel Terme. Al momento non ci sono invece convenzioni in essere con l’Asp di Bologna, “ma la struttura è disponibile e interessata a collaborare per l’emergenza accoglienza”.

Il Comune di Castel San Pietro, inoltre, invita a scrivere una mail diretta al sindaco nel caso “ci fossero famiglie interessate ad accogliere profughi in arrivo, a titolo meramente solidaristico”. Quanto alle raccolte di beni di prima necessità, Tinti precisa che “al momento, a causa della guerra in corso, non è possibile garantire l’arrivo di alcun materiale in Ucraina. Quanto ai farmaci necessari, la raccolta è gestita dal sistema sanitario italiano ed europeo. Per chi volesse fare la propria parte, al momento l’unico canale di aiuto aperto e attendibile è la raccolta fondi gestita dalla Regione Emilia-Romagna”, precisa il sindaco. Intanto il Comune di Valsamoggia, ieri in Consiglio, ha approvato all’unanimità una risoluzione proposta dal presidente dell’aula, Luca Grasselli, che di fatto critica l’invio di armi italiane a supporto dei militari ucraini. Nell’Ordine del giorno si richiama infatti l’articolo 11 della Costituzione italiana, nel quale si sancisce che “l’Italia ripudia la guerra”. Per questo, il Comune “condanna con fermezza l’invasione da parte della Russia e i bombardamenti delle città”, esprime “massima solidarietà e sostegno al popolo ucraino” e “deplora ogni forma di nazionalismo”, ma allo stesso tempo chiede al Governo, alla Ue e all’Onu di “impegnarsi con ogni azione non armata possibile per evitare un’escalation militare e preservare la pace nel continente europeo”. Nel documento si chiede quindi di “fermare l’invasione dell’Ucraina tornando all’applicazione degli accordi di Minsk e al rispetto degli accordi di Helsinki, giacché una legittima autonomia delle regioni a maggioranza russofona dev’essere perseguita nel rispetto dell’integrità territoriale dell’Ucraina”. In un secondo Odg, approvato a maggioranza, si chiede inoltre di “riaprire la via diplomatica per la risoluzione del conflitto”.

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