Quasi mezzo milione di ore di Cassa integrazione in più a febbraio rispetto allo scorso anno in tutta la Romagna. Il dato, raccolto dalla Cgil regionale, fa impressione: le aziende hanno fatto un ricorso massivo agli ammortizzatori sociali. In tutta la regione l’85 per cento in più rispetto allo scorso anno. La colpa però non è della pandemia di Covid-19 in Italia: “Stiamo parlando – scrive il sindacato – , è bene sottolinearlo, degli ultimi ricorsi agli ammortizzatori sociali attivati prima dell’emergenza Coronavirus, i cui effetti sul tessuto lavorativo e produttivo nel nostro territorio saranno chiari solo nelle prossime settimane”. A marzo è attesa insomma una vera e propria esplosione ma le cose non stavano andando già molto bene. A livello settoriale, la gran parte delle ore autorizzate riguardava l’industria.

“Si tratta di un aumento importante ma non inatteso, il proseguo di un trend di decelerazione già in atto in questa regione e segnalato anche nell’ultimo Osservatorio OEL di Ires Emilia-Romagna”, spiega Paride Amanti, della segreteria della Cgil Emilia-Romagna. Le ragioni di questa impennata sono dovute alla congiuntura internazionale, alla flessione di questi scambi, alle politiche dei dazi Usa, al rallentamento dell’economia tedesca e in parte per l’effetto lockdown cinese, che a febbraio ha messo molto in difficoltà le filiere strettamente legate alle materie prime, ai lavorati e semi lavorati cinesi. In questo contesto economico si inserisce anche l’Emilia-Romagna, “la cui capacità di stare sul mercato globale è stato il punto di forza nell’uscire prima e meglio degli altri dalla crisi, ma che in una fase di contrazione del mercato globale rappresenta anche un forte rischio”, aggiunge Amanti. 

A Forlì-Cesena le ore in più rispetto allo scorso anno sono 230.785 ore in più, a Ravenna 168.121 ore in più. A Rimini, infine, al momento le ore di “cassa” in più rispetto allo scorso anno sono 79.952. In tutta la regione il ricorso alla Cassa integrazione ordinaria (Cigo), a quella straordinaria (Cigs) e a quella in deroga (Cigd) è stato pari 3.460.427 ore (2.564.599 ore per quanto riguarda gli operai; 895.828 ore gli impiegati) con un aumento dell’85,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (1.592.558 ore in più). 

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