Cassa integrazione e pieni poteri alla Figc: rivoluzione nel calcio

FIRENZE – «Siamo soddisfatti che i club della Serie C possano accedere alla cassa integrazione in deroga. Una misura del decreto rilancio anticipata dal ministro Vincenzo Spadafora. Una boccata d’ossigeno per continuare a svolgere un prezioso ruolo sociale», questo ha postato sui social a inizio pomeriggio il presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli. Poco prima, in Senato, il ministro Spadafora aveva dichiarato che con il Decreto rilancio (che nelle prossime ore sarà varato dal Consiglio dei Ministri in corso di svolgimento) «introduciamo la cassa integrazione in deroga per sportivi professionisti». Salvo dietrofront, quindi, il Decreto rilancio permetterà alle società sportive professionistiche di chiedere la cassa integrazione per chi ha un contratto fino a 50mila euro lordi. Di sicuro un bell’aiuto per le società di Serie C di casa nostra, visto che Cesena, Imolese, Ravenna e Rimini hanno la gran parte di atleti che guadagna cifre al di sotto dei 50mila euro lordi.

Pieni poteri alla Figc

Ma nel Decreto rilancio c’è altro che rivoluzionerà il mondo dello sport e quello del calcio in particolare. E’ l’articolo 211-quater, presente all’interno del “IV Capo, Misure per lo sport”. “Disposizioni processuali eccezionali per i provvedimenti relativi all’annullamento, alla prosecuzione e alla conclusione delle competizioni e dei campionati, professionistici e dilettantistici”: è il titolo del capitolo che di fatto concede pieni poteri alle federazioni.
Ben sapendo che i verdetti a tavolino che arriveranno insieme alle eventuali chiusure anticipate dei campionati (basket, rugby e volley hanno già stoppato tutto, il calcio forse sarà costretto a seguire gli altri sport) potrebbero generare ricorsi a raffica, il Governo ha deciso di ascoltare Figc e Coni, scrivendo nuove regole… emergenziali per salvaguardare tutte le federazioni, non solo (ma soprattutto) quella calcistica. Al comma 1 dell’articolo 211-quater si legge: “In considerazione dell’eccezionale situazione determinatasi a causa della emergenza epidemiologica da Covid-19, le federazioni sportive nazionali, riconosciute dal Coni e dal Comitato Italiano Paralimpico possono adottare, anche in deroga alle vigenti disposizioni dell’ordinamento sportivo, provvedimenti relativi all’annullamento, alla prosecuzione e alla conclusione delle competizioni e dei campionati, professionistici e dilettantistici, ivi compresa la definizione delle classifiche finali, per la stagione sportiva 2019-2020, nonché i conseguenti provvedimenti relativi all’organizzazione, alla composizione e alle modalità di svolgimento delle competizioni e dei campionati, professionistici e dilettantistici, per la successiva stagione sportiva 2020-2021”. Mettendolo per iscritto, lo Stato dà ulteriore potere decisionale alle singole federazioni, senza il preventivo parere del Coni.

Ricorsi in un unico grado

Anche i comma 2 e 3 saranno “rivoluzionari”: il Governo ha infatti centralizzato tutti i ricorsi in un unico grado sportivo, davanti al Collegio di garanzia del Coni. Prendendo ad esempio il calcio: dalla decisione della Figc ci saranno 7 giorni per fare ricorso e 15 giorni per decidere. Dopo la sentenza del Collegio di garanzia si potrà ricorrere solo davanti al Tar del Lazio e al Consiglio di Stato, che emetteranno sentenza definitiva entro 15 giorni. Il concetto è dunque chiaro: annullando i primi due gradi di giudizio federali (con i suoi procedimenti “chilometrici” e interminabili) si vuole contenere la durata delle cause entro tempi certi ed evitare la paralisi dello sport. Quella paralisi che temeva in particolare la Federcalcio, che invece ora, grazie all’articolo 211-quater, potrebbe (in caso di una mancata ripresa imposta dal Governo) iniziare ad organizzare, se non addirittura a riformare, i campionati 2020-2021 e soprattutto potrebbe farli partire in tempo, senza dover attendere infiniti strascichi giudiziari.

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