Caso Sputnik e quarantena: addio ai turisti russi

Stessa spiaggia e stesso mare, come intonava Piero Focaccia negli anni d’oro della Riviera? No, se ti sei vaccinato con Sputnik V o Sinopharm: il rischio concreto è infatti che la variante Delta che oramai rappresenta il 90% dei contagi dirotti i turisti lontano dall’Italia, in Paesi concorrenti con le maglie più larghe. Su spinta dell’Ema, la Commissione Europea pare infatti in procinto di pubblicare una raccomandazione con cui invita i governi dell’Unione Europea a non riconoscere i due vaccini e a pretendere quindi da eventuali turisti extra-Ue – Regno Unito compreso quindi – tamponi e quarantene. Trattandosi di raccomandazione e non obbligo normativo, ci sono però Stati che hanno scelto di essere appunto più “leggeri” pur di spalancare le porte agli ospiti stranieri: Grecia, Cipro, Spagna, Portogallo, Malta e Croazia ad esempio, dove la quarantena non viene prevista per i britannici, a differenza che in Germania (due settimane), in Francia (una settimana) e Italia (cinque giorni).

A Bruxelles ci sono spinte forti per una posizione comune soprattutto per il timore di veder riesplodere il Covid attraverso la variante Delta, a quella sanitaria si aggiunge però anche la preoccupazione sulle varie ricadute turistiche. Quanto penalizzerà tutto questo la stagione estiva in rampa di lancio soprattutto per quanto riguarda il mercato russo e inglese?

Albergatori sul piede di guerra

«Questa situazione non sta né in cielo, né in terra, le leggi devono valere ed essere uguali per tutti. O siamo tutti Paesi europei e adottiamo un unico protocollo o si creeranno penalizzazioni assurde: l’Italia non può e non deve essere anti competitiva» tuona la presidente dell’Aia Rimini Patrizia Rinaldis: «Il mondo è grande e non ritengo qualcuno abbia prodotto vaccini non efficaci: abbiamo la necessità di lavorare e di farlo anche con i russi, che devono circolare nel nostro Paese. E’ sbagliato fare raccomandazioni lasciando libertà di interpretarle a piacimento, bisogna fare leggi, ma nel caso le cose restassero così chiediamo che l’Italia sia meno restrittiva. La Russia è uno dei nostri mercati più importanti e fino all’altro giorno era tutto bloccato: una persona non viene in vacanza per farsi la quarantena e lo abbiamo già visto in occasione della Pentecoste che è uno dei nostri periodi d’oro sul mercato tedesco e che quest’anno nell’incertezza sulle regole non ha invece prodotto praticamente nulla».

Conta dei danni

Ancora più duro, il presidente di Federalberghi Emilia Romagna Alessandro Giorgetti. «E’ impensabile che uno venga a fare una settimana o un week end lungo dovendo sottoporsi a quarantena. Per anni non è stato fatto nulla soprattutto nei confronti della Cina e non capisco ora questo approccio così rigido. Il mercato russo e inglese sono significativi per noi e si rischia di perderli con un danno economico più che rilevante per tutti: cosa dovremmo fare, mettere quei turisti in hotel Covid o nei nostri? Tenerli in aeroporto o chiuderli in bagno? E’ vero che l’albergatore deve fare tutti i mestieri, ma il carceriere non l’avevo ancora sentito…?». Dopo la provocazione, Giorgetti incalza: «Il Ministero della Salute deve darci certezze per lavorare, non mi sembra che la soluzione sia chiudere tutto: deve essere sufficiente il tampone. Prenotazioni e richieste dalla Russia non si vedono a causa di un’incertezza che si paga cara: è già stato fatto lo stesso errore con la Pentecoste e si rischia il bis. Allora si abbia il coraggio di dire che per quest’anno il turismo russo e inglese non è gradito e non deve esistere, perché qui mi pare sia più un obiettivo politico che sanitario: si vogliono danneggiare l’Inghilterra perché uscita dalla Ue e la Russia per la questione Ucraina, ma non possiamo pagare dazio noi».

Green channel e tamponi

Un imprenditore riminese che opera proprio in Russia sta provando sulla propria pelle le difficoltà del momento, ma rivela anche possibili soluzioni alternative sulla base dell’esperienza che vive quotidianamente. «Il problema non è lo Sputnik o il Pfizer, il punto focale è che nessun turista verrà in Italia se deve fare 14 giorni di quarantena. Basterebbe riconoscere ai russi quanto viene riconosciuto agli israeliani vaccinati con Sputnik, cui basta un tampone negativo nelle ultime 48 ore per venire liberamente in Italia e nei Paesi Ue. Ma secondo me la vera soluzione per far lavorare il turismo sarebbe aggiungere al tampone in patria prima della partenza, una serie di tamponi periodici in loco: magari uno ogni tre giorni da farsi in albergo o in farmacia». L’imprenditori aggiunge: «Recentemente sono stato a Mosca e ho scoperto che il governo Draghi ha fatto una cosa molto intelligente: ha previsto cioè che un dipendente di un’azienda italiana che va in Russia per motivi di lavoro non ha obbligo di quarantena se rientra entro 120 ore. Cinque giorni. C’è già quindi un green channel e basterebbe invertire la situazione e tarare vie che si possono utilizzare, mentre ci si concentra solo su un tema come il vaccino che non è pertinente. Anche perché un italiano vaccinato Pfizer che va in Russia e torna deve farla la quarantena».

Tutto questo ha una conseguenza enorme sulle presenze. «Oggi il turismo russo è disorientato: se prima c’erano dodici città, fra cui Rimini, su cui si volava con rotte giornaliere con una media di 25 voli al giorno e circa 150 a settimana da Mosca, oggi ce ne sono 5 da Milano, 5 da Roma, 2 da Venezia, 2 da Rimini e uno da Bologna. Meno di una ventina a settimana. Quasi tutti di pendolari o per business nelle 120 ore, ma nessuno per turismo perché il consolato italiano a Mosca non rilascia visti per soggiorni non lavorativi in Italia» chiosa l’imprenditore.

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