Caso Dentix, nel Ravennate in 140 si rivolgono a Federconsumatori

Una dimensione inaspettata per una dinamica che definire sospetta è un eufemismo. Sono già oltre 140 i cittadini che in provincia di Ravenna si sono rivolti a Federconsumatori, l’associazione legata alla Cgil, sulla questione Dentix.

Cittadini che si erano rivolti alle due cliniche, quella in via Maggiore a Ravenna e quella in Corso Mazzini a Faenza, e in moltissimi casi spinti ad aderire ad un finanziamento con pagamento rateale. La promessa era quella della soluzione del problema odontoiatrico per cui si erano rivolti alla struttura ma improvvisamente, poco prima dell’esplosione dell’emergenza legata al Covid, l’attività è stata sospesa. E, ad oggi non è mai ripresa.

Danneggiati e beffati

Centinaia di ravennati, pertanto, si sono trovati con la promessa di un intervento dentario mai partito ma con rate del finanziamento già versate. O, peggio, con operazioni avviate e lasciate a metà. Senza nemmeno la possibilità di rivolgersi ad un altro professionista avendo la loro cartella clinica “ostaggio” dello studio con la serranda abbassata.

Vincenzo Fuschini, riferimento della Federconsumatori, ammette il proprio stupore: «Noi stessi non ci aspettavamo una simile dimensione del problema – rileva –. Abbiamo avuto una quantità di segnalazioni imparagonabile con quella di colleghi di altre province, forse anche perché qui erano attivi due centri, uno dei quali, quello di Ravenna, da ben quattro anni». Ed il referente dell’associazione dei consumatori interna al sindacato di via Matteucci divide in due le problematiche più rappresentate dalla grande quantità di cittadini che si sono rivolti ai loro uffici: «Un 10% dei clienti aveva pagato, in contanti. E se Dentix Italia davvero fallisse, per loro sarebbe davvero difficile riottenere i soldi. Il 90% era stato invece indotto a sottoscrivere un finanziamento; nella gran parte dei casi l’istituto di credito di appoggio era la Deutsche Bank. Non si capisce pertanto come possano essere andati in difficoltà economica: la banca ha già anticipato loro i soldi dei tantissimi contratti attivi».

Fuschini consiglia comunque di «agire con un reclamo formale prima di sospendere ogni tipo di pagamento o si finisce per risultare inadempienti e con il Crif bancario che identificherebbe il cliente come cattivo pagatore, con la compromissione di chiedere anche altri finanziamenti. Anche perché – assicura Fuschini – il recupero crediti della finanziaria è efficientissimo: c’è chi è rimasto indietro di un paio di rate per via del covid e si è già visto recapitare una cartella».

Aspetti legali

Anche l’avvocato Dario Bonetti, che lavora a stretto contatto con Federconsumatori, assicura che «le linee sono roventi. E spesso sono clienti con interventi lasciati a metà, con componentistiche già installate e che non sono chiare magari ad un potenziale nuovo professionista vista l’impossibilità di vedersi restituita la cartella clinica. Gente poi – rileva tristemente l’avvocato – che vorrebbe magari attivare un nuovo finanziamento, ma per farlo prima deve riuscire a chiudere quello vecchio». I casi in cui si può richiedere la chiusura della pratica relativa al prestito sono quelli «in cui si rileva un grave inadempimento. In alcuni casi i lavori si erano sostanzialmente conclusi e Dentix si troverebbe a essere inottemperante alla garanzia sull’intervento. In quel caso – conclude Bonetti – è necessario un approfondimento, perché formalmente la divisione italiana della catena di centri dentali spagnola non è fallita».

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