Case di riposo: la solitudine dei nonni e il nodo della sicurezza

Vivono una realtà filtrata, protetti dal virus ma isolati dal mondo, ormai da un anno. E non si sa quando potranno riabbracciare realmente, senza cellophane a separali, i loro famigliari. Sono gli ospiti delle case di riposo ai quali sono ancora precluse le viste degli affetti più cari, mentre tutto intorno a loro riapre e fuori si torna a respirare aria di normalità. Troppo pericoloso ancora, ammettono i gestori delle strutture, seppur desiderosi di riaprire, cogliendo la sollecitazione dell’assessore regionale alla Sanità Raffaele Donini. Ma la responsabilità ricade su chi ospita e cura gli anziani e, come spiega bene, Simone Martini, direttore sanitario della casa di riposo Pietro Zangheri di Forlì «ci sono troppe incognite». Non si conosce ancora la risposta vaccinale sugli anziani «e, pur se rari, ci sono ancora contagi tra gli ospiti vaccinati che, seppur senza conseguenze di salute importanti, portano a isolare pazienti o intere strutture». Un nuovo isolamento nell’isolamento in cui vivono è quello che tutti vogliono evitare. «Dovremo decidere ponderando bene rischi e benefici: se facciamo entrare i parenti con un tampone rapido poi siamo sicuri che il risultato di negatività sia reale?». Arriverà l’estate «e riapriremo come l’anno scorso, a distanza e all’aperto. Per adesso non vogliamo fare correre rischi ai nostri ospiti».

Le proposte per riaprire

Fabiola Gardelli, presidente dell’Asp Ravenna Cervia e Russi, si sta già muovendo per organizzare vere riaperture, «perchè da noi le visite sono sempre state permesse, ovviamente contingentate e protette». Ma per la ripresa della normalità ancora ci vuole. «Ci siamo dati come obiettivo potere aprire di nuovo le visite ai parenti e quindi con le cooperative che gestiscono le case di riposo abbiamo ipotizzato di aprire le strutture a chi è vaccinato o a chi ha effettuato un tampone, risultato negativo, 48 ore prima». Ma fa capire Gardelli, non è che dicendo “riaprite” automaticamente si può fare. «Ognuno si assuma le sue responsabilità, noi stiamo facendo il possibile seguendo le norme nazionali e a cascata quelle regionali e le direttive dell’Ausl, ma la responsabilità è dei gestori delle strutture e il nostro obiettivo principale è la salute e la sicurezza dei nostri ospiti».

«Indispensabile riaprire»

Dell’aspetto psicologico, di cui tutti i gestori delle cra sono ben consapevoli, parla Roberta Massi, presidente della cooperativa Sole che gestisce i servizi assistenziale della casa di riposo Oasi Serena di Rimini. «Vedere i propri cari con una videochiamata non ha lo stesso effetto che incontrarli in presenza. Gli anziani vivono l’abbandono, hanno bisogno di stimoli come solo gli affetti più cari possono dare. E’ indispensabile riaprire le strutture alle visite dei parenti, siamo pronti a farlo garantendo tutti i dispositivi per la sicurezza. E ora che si va verso la bella stagione speriamo di poterlo rifare».

Manuela Graziani, responsabile dei servizi alla persona dell’Asp Valloni di Rimini, sottolinea come le visite siano sempre state garantite «nella stanza degli abbracci» che permette però un contatto filtrato e soprattutto richiede un’organizzazione tale per cui sono possibili solo poche visite al giorno. Ma è consapevole che è ancora presto per un ritorno alla normalità. «In questo momento è rischioso non avendo ancora un livello di vaccinazioni ampio, ma appena la stagione lo permetterà organizzeremo incontri all’esterno, sempre in sicurezza e a distanza». Del resto, spiega, la stessa Ausl Romagna ha dato indicazioni di proseguire con cautela nelle visite dei parenti.

Luca Brasini, direttore della casa di riposo don Baronio di Cesena ricorda che le visite protette non sono mai state interrotte ma è presto per un ritorno alla normalità «troppo rischioso, con l’arrivo del caldo, come lo scorso anno, organizzeremo incontri all’aperto».

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