RIMINI. Caronte, con la sua barca, traghetta le anime dei morti attraverso il fiume infernale Acheronte, al di là dello Stige e del Flegetonte, pretendendo da esse una moneta d’oro o d’argento per il passaggio. I vivi non possono salire a bordo. Pochi eroi dell’antichità ci sono riusciti: Enea portando un ramoscello d’oro a Persefone, regina dell’Ade e Orfeo commovendola con il suo canto, mentre Teseo, Piritoo, Eracle e Odisseo impiegano altri stratagemmi.
A costoro va aggiunto Dante Alighieri. Il poeta incontra il mostruoso traghettatore: «Un vecchio bianco per antico pelo» nel III canto dell’Inferno della Divina Commedia. In questa occasione Virgilio al rifiuto di trasportare “anime vive” pronuncia la frase che apre tutte le porte: «Caron non ti crucciare: vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare».
Tullo Golfarelli (Cesena 1852 – Bologna 1928) scultore di rare capacità, autore di monumenti importanti dal “Garibaldi” di Cesena del 1983, a quello di Cesenatico dell’84 fino a quello di Ferrara del 1907. Nel 1892 realizza “Labor”, il fabbro a grandezza naturale per la tomba Simoli nella Certosa di Bologna, lodato da Giovanni Pascoli, amico come Giosuè Carducci, che ritrae in diverse occasioni. Nel 1893 si stabilisce a Bologna, si iscrive all’Accademia di Belle Arti dove diventerà professore nel 1912. Nel 1896 esegue il bassorilievo “La cacciata degli Austriaci da Bologna nel 1848”, per la Montagnola. È sua l’impressionante testa di Caronte in terracotta oggi alla Galleria Baroni di Milano e sempre suoi sono quattro magistrali disegni di tema dantesco della Raccolta Piancastelli nella Biblioteca Comunale di Forlì.
Antonio “Tono” Zancanaro (Padova-1906 – 1985) titolare della cattedra di incisione all’Accademia di Belle Arti di Ravenna dal 1970 al 1977, nel 1964 riceve dall’editore Laterza di Bari l’incarico di realizzare delle illustrazioni per la Divina Commedia, che completa in 10 mesi e presenta con la cura di Giacinto Nudi e Francesco Ragghianti alla galleria “La Giuntina” di Pisa nel 1965. La tecnica e il colore dei fogli identificano la cantica: china nera a pennello per l’Inferno, china a tratto bianca e nera su fondo rosso per il Purgatorio e china bianca su fondo azzurro per il Paradiso. La sua interpretazione di Caronte e della sua barca sono esempi straordinari del miglior “lessico” grafico dell’artista.
“Caron dimonio con occhi di bragia” è il titolo dell’incisivo ritratto del traghettatore che gli dedica nel 1982 Guerrino Bardeggia (Gabicce Mare 1937 – 2004), pittore, disegnatore, ceramista e scultore, diplomato all’Istituto di Belle Arti di Urbino, quando realizza il ciclo di 22 dipinti inerenti l’inferno dantesco, conservato al Museo Beghelli di Monteveglio. Altrettanto intensa è la scena ritratta da Roberto Casadio (Forlì 1942-2020) diplomato all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, scomparso all’inizio di quest’anno, in una delle 51 tavole eseguite nel 2010 per illustrare il volume “L’Inferno di Dante” a cura di Andrea Brigliadori, pubblicato da “Il ponte Vecchio” di Cesena.

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