Carolina Rosi oggi a Russi con “Ditegli sempre di sì”

Luca de Filippo se n’è andato giusto sei anni fa, il 27 novembre del 2015. Ma la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, oggi diretta da Carolina Rosi che dal 2013 è stata anche sua compagna di vita, continua a mettere in scena il grande teatro. E arriva anche al Comunale di Russi, oggi e domani (ore 20.45) con “Ditegli sempre di sì”, di Eduardo De Filippo, con la regia di Roberto Andò: il protagonista Michele Murri è Gianfelice Imparato, Carolina Rosi impersona sua sorella Teresa. «È un testo importante – spiega Carolina Rosi – e fortunato: Eduardo lo scrive nel 1926 chiamandolo “Chill’è pazzo!”, poi lo riprende nel 1932 con il titolo attuale, e la versione finale è quella del 1962 per la Rai. Nel 1998 Luca lo diresse dandogli un’impronta più comica, Andò oggi accentua invece il disagio e i problemi del protagonista, che è stato per un anno in manicomio. Quella di Michele però più che vera pazzia è la contrapposizione della verità all’ipocrisia, e se in “Uomo e galantuomo” la follia è chiave per una salvezza personale, l’intenzione di Michele invece è migliorare l’intera società».
Molto pirandelliano…
«Sì, inoltre Andò colloca i personaggi in un luogo che potrebbe essere a sua volta una casa di cura, mostrandoli prigionieri dei propri fantasmi e crucci. La domanda legittima allora è su chi sia il vero pazzo, quale sia la realtà vera, detto però con i toni della commedia, dell’ironia di Eduardo, autore senza tempo nel parlare di sentimenti, stati d’animo, emozioni universali».
La commedia è in tournée dal 2019.
«E finché nel 2020 la chiusura dei teatri non ci bloccò, eravamo a 75 repliche. Poi, 21 mesi di pausa: alla riapertura, tanta emozione ma anche paura, perché un altro lockdown per una compagnia privata sarebbe una prova durissima… Quei mesi però hanno permesso un’assimilazione, una consapevolezza maggiore dei personaggi che interpretiamo. E ora siamo in scena, con 11 attori e 5 tecnici, il “tutto esaurito” in tutte le recite e una grande partecipazione del pubblico! È un po’ destabilizzante vedere una platea di mascherine, ma non nascondo che questo successo ci entusiasma!».
Lei ha un cognome impegnativo.
«Ho il rimpianto delle generazioni che ci hanno preceduti. Non sono pessimista e ho fiducia nei giovani e nella loro capacità di dare una svolta a questa situazione, ma nello stesso tempo mi nutro degli esempi che ho avuto. Ho avuto la fortuna infatti di vivere con persone come i miei, che mi hanno insegnato a relazionarmi con il mondo in un certo modo, e mi hanno circondata della memoria di un “io” messo a disposizione della società. Così Eduardo, mio padre Francesco e anche Luca, da interprete, sono stati esempi integerrimi che hanno spinto il pubblico a farsi domande e trarre conclusioni autonome. E il loro insegnamento mi ha dato un senso: nell’arte, ma anche nella vita, nell’etica, nel comportamento, perché sono stati persone grandi e umili, pronte a mettersi in discussione e a stupirsi sempre nel vedere la propria grandezza riflessa negli occhi degli altri».
Info: 0544 587690

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