IMOLA. Carmen Cappello punta a vincere. Non ha remore a dirlo e se proprio deve considerare il ballottaggio non contempla nemmeno l’ipotesi che non sia lei una dei due ad arrivarci. In effetti lei un secondo round di questo tipo lo ha già vissuto, il primo nella storia di Imola, e lo ha perso. Ma anche se due anni sono un soffio, in politica, specie negli ultimi tempi, possono sembrare un’eternità. Carmen Cappello questa volta corre da sola, ieri sera ha dato il via alla sua campagna elettorale partendo dalle frazioni.
Lei si è candidata per prima in piena pandemia. Qual era l’urgenza e questa scelta la sta premiando?
«Nessuna urgenza. Avevo maturato la convinzione, dalle dimissioni di Manuela Sangiorgi fino a inizio marzo, che i partiti che avevano governato fino al 2018 non avevano imparato la lezione e infatti avevano già deciso di voler rifilare le stesse regole del gioco, le stesse relazioni e le stesse persone. Non si sono resi conto che in mezzo c’era stata una crisi politico istituzionale, una crisi economica era in atto, e quella sanitaria in arrivo. Avendo io iniziato un percorso civico due anni fa, e avendolo portato avanti in Consiglio, ho reputato che fosse arrivato il momento di ripartire con quel progetto, civico vero, che desse il senso del lavoro fatto e di una svolta».
All’ inizio, comunque, i contatti con il centrosinistra li ha avuti. Voleva essere ricandidata lei?
«A novembre, dopo dimissioni della sindaca ho chiesto di riconvocarci per iniziare una riflessione comune, mi hanno detto che c’erano le Feste. Poi a gennaio c’erano le Regionali e dopo hanno deciso di fare in maniera autonoma e autoreferenziale. Era evidente che un percorso comune non aveva gradimento. Io pensavo e speravo, anche sulla scorta delle parole del segretario nazionale e l’esperienza di coalizione allargata di Bonaccini, che anche a Imola ci fosse un percorso condiviso la convergenza comune su una persona. Invece per l’ennesima volta la decisione è stata assunta in seno al Pd. È il metodo che non mi è piaciuto. Io non vivo della politica e avrei fatto tranquillamente un passo indietro, c’era da parte mia l’aspettativa di un nuovo metodo condiviso».
E invece era già stato designato Marco Panieri?
«Per quello che mi hanno riferito il candidato era stato deciso in direzione Pd. Prendere o lasciare».
Oggi c’è chi dice che gli unici a poter scalfire il centrosinistra sia parte del centrosinistra stesso, e penso si riferiscano proprio a lei.
«Adesso c’è un gioco della parti e fa comodo dire che è colpa della Cappello, che lo fa per acredine o vendetta. Niente di tutto questo! Io ero pronta per un percorso che però doveva essere condiviso. La responsabilità politica non la sento sulle mie spalle. Io sono rimasta dov’ero: ero civica nel 2018 accettai per quello, e in consiglio ho rappresentato le liste civiche della coalizione che non erano entrate. Ora vedo che in coalizione cercano di infilare di tutto, ma non è quello il civismo a cui mi sono sempre riferita io e nel quale credo ancora. Un progetto civico non sono le piccole liste che portano acqua al partito più grande questo è un vecchio schema, fatto per giostrare posti e poltrone».
Forse i cittadini avevano capito questo nel 2018…
«Io, ripeto, pensavo e credevo che con un ruolo più incisivo del sindaco certi legami e certe vischiosità si potessero eliminare portando una ventata di libertà e novità».
Questo comunque è il passato. Oggi la sua lista, o compagine, come si compone? C’è anche chi sottolinea la presenza di partiti, come Italia Viva. Ci sono quindi anche partiti ?
«No. Ci sono persone che hanno scelto di seguire il progetto, potranno essere iscritti o simpatizzanti di un partito o no, ma il nostro è comunque un progetto lontano da ogni partito. Poi se singole persone o candidati abbiano il loro riferimento per le elezioni nazionali va bene, io non lo chiedo a nessuno per chi vota, ma a livello locale contano i temi. Alle persone chiedo quale sia la loro esperienza, la loro idea di città, la loro competenza. La mia lista, forse due, saranno fatte da cittadini e non ci saranno gare fra mister preferenze, anche quello è un elemento di distrazione che non consente di creare una squadra. Venerdì ci incontriamo e discutiamo ancora il programma, simbolo e nome della lista. Sia chiaro, io non ce l’ho coi partiti, io me la prendo coi dirigenti dei partiti che si muovono secondo logiche lontanissime dalle persone e dai problemi reali. Allora la collettività li deve stimolare perché si rimettano sui binari, il civismo serve da pungolo e dice anche: se non ci ascoltate, allora cominciamo a lavorare noi».
Lei sta utilizzando molto i social e sta usando spesso parole proprie del linguaggio del vecchio Movimento 5 Stelle: “poteri forti” e “partitoni”. Sta parlando a loro?
«Quelle sono espressioni entrate nel linguaggio comune non strizzavo l’occhiolino ai 5 Stelle. Io dialogo con tutti partendo dal buonsenso e dalle questioni concrete. Ci deve essere un’ unità cittadina perché dobbiamo rialzarci, e subito. Il linguaggio è quello di chi dice: c’era un vecchio sistema, questo è ancora presente e non mi appartiene. Poi ho detto di no a chi, con una provocazione, ha governato e mi ha chiesto di dialogare. Io ho fatto per due anni un’ opposizione strenua alle scelte di quelle persone che hanno già dimostrato non essere capaci, io voglio persone capaci».
Si riferisce a Valori Comuni, ma loro il Movimento 5 stelle lo hanno già abbandonato.
«Sì ma sono quelli che hanno avvallato tutte le scelte della passata Amministrazione, alcuni ne facevano parte fino in fondo, e non ho mai visto una loro presa di coscienza degli errori commessi. Mentre per chi abbia proposte sono più che disponibile. Servono idee buone, non mi interessa da chi arrivano se servono alla collettività vanno prese. Al governo di un Comune non si è né all’ippodromo né allo stadio, si lavora per tutta la città. Anche questo è un nuovo modo di fare politica. Siamo arrivati a un punto in cui Imola è talmente trascurata che sono i cittadini stessi a voler fare qualcosa. Poi servono competenza e preparazione per sedere sulla sedia di sindaco, a maggior ragione in una situazione come quella di oggi, con le macerie del passato, la crisi economica e un autunno che vedo complicato. Avremo necessità di fare scelte coraggiose e per farle serve la condivisione della comunità».
Parliamo quindi della visione: pochi punti ,chiari, su cui agire.
«Prendere coscienza che stiamo andando incontro a periodo che si annuncia complicato. A ottobre vorrei subito sapere come va a finire la storia della cassa integrazione, quante altre imprese sono a rischio, come stanno artigiani e piccoli commercianti, le famiglie. Serviranno subito scelte per tenere insieme una comunità sotto il profilo sociale, sicurezza, welfare, lavoro. L’emergenza economica sanitaria è la priorità, poi le scuole, che riaprono e bisogna stare attenti a non commettere errori che ci riportino indietro. Tenuto insieme il tessuto della città, viene il programma di mandato che deve affrontare i problemi che c’erano nel 2018 e sono ancora lì, come ad esempio la sicurezza delle scuole, e deve ripartire con nuove idee, non possiamo più vivere della rendita delle visioni lungimiranti di 70 o 60 anni fa».
Ok, quindi con quali progetti?
«Consegnare la città in mano ai giovani che la vivranno, senza perdere il treno dell’innovazione, sostenibilità ambientale, reperimento risorse, questo attraverso la fondamentale costruzione di uno staff in grado di intercettare finanziamenti e fondi. Servono professionalità e relazioni, per aiutare la pubblica amministrazione, ma anche le imprese. Però il programma lo presenteremo per step, dopo averlo depositato… adesso mi copiano anche le battute».
Insomma lei sembra molto sicura di farcela.
«Sono fiduciosa che i cittadini capiscano».
Quindi punta al ballottaggio?
« Meglio: punto a vincere, se si vuol cambiare la città…»
E se non arriverà neanche al ballottaggio?
«Perché dobbiamo decidere adesso che non ci arrivo io? Io ora non me lo pongo neanche il problema di non arrivarci».

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