Carlo Lucarelli svela il cuore nero delle fiabe

Le conosciamo bene, le fiabe. Ce le hanno raccontate tante volte da bambini per farci addormentare. Sembra non abbiano più segreti: ne conosciamo i meccanismi, i personaggi, i colpi di scena e sappiamo anche molto spesso da che parte stare. Ma è davvero così? Oppure qualcosa di oscuro ci sfugge?

Dallo scorso martedì 22 febbraio alle 21.15 ogni settimana su Sky Arte una nuova stagione composta da otto episodi di In compagnia del lupo. Il cuore nero delle fiabe, con la produzione Sky Original realizzata da Tiwi e la conduzione di Carlo Lucarelli, che svela i segreti nascosti nei racconti del «c’era una volta». Nel corso di questa stagione il noto giallista imolese ci conduce per mano facendoci conoscere meglio personaggi come Biancaneve, la Bella Addormentata, le streghe, Raperonzolo, Mulan e molto altro. Con lui abbiamo parlato di questa sua “avventura” nel mondo dei più piccoli, ma non solo. Ci siamo anche soffermati sui suoi inizi, sulla sua passione per il noir, il giallo e la scrittura.

Lucarelli, partiamo dalla seconda stagione de “In compagnia del lupo. Il cuore nero delle fiabe”. Perché continuare questo racconto?

«C’era ancora una vasta gamma di fiabe che dovevano essere raccontate. Mi interessava molto approfondire la verità della fiaba, un lato non così semplice da far emergere. Avevo ancora parecchio materiale su cui lavorare».

Per lei cosa si nasconde dietro a una fiaba?

«Molto di più di quello che pensiamo. Nonostante sia passato un lasso di tempo piuttosto lungo, le fiabe continuano a piacere e a essere narrate; hanno resistito fino adesso, quindi funzionano. È molto interessante anche capire il periodo storico in cui è stata rilanciata la fiaba».

Il famoso «c’era una volta» ha sempre un lieto fine?

«No, non sempre, soprattutto per le fiabe di una volta. Ai giorni nostri invece sì, perché si può raccontare una storia in modo politicamente corretto».

Qual è la morale di una fiaba?

«Molto spesso me lo chiedo anch’io. Posso dirle che alcune fiabe sono dei piccoli capolavori horror che un tempo non potevano essere raccontati al cinema. Oggi il risvolto morale è di fatto la vita che è molto più complessa di quello che può sembrare, costituita da infinite sfumature diverse. Per esempio il lupo non è detto che sia sempre stato così e che sia davvero lui il cattivo».

Lei e la scrittura: quando è scoccata la scintilla?

«Tutto è iniziato a 13 anni. Avevo in testa l’idea di raccontare una storia e l’unico mezzo che avessi a disposizione, in quegli anni, era la scrittura».

«Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto» sosteneva Italo Calvino, ma è davvero così?

«Certamente. Qualcuno una volta disse: “Scrivo per capire quello che penso”; è proprio così. Molto spesso si tratta di nascondere anche a chi scrive, oltre che al lettore».

E che cosa l’affascina del giallo e del noir?

«La capacità di attirare il lettore è di fatto una storia misteriosa che entra nel profondo dei personaggi e del periodo storico in cui è ambientata».

Indagine, freddezza e morte sono le componenti essenziali di un buon giallo?

«La morte fino a un certo punto in realtà. Il delitto è certamente oggetto del giallo ma molto spesso sono necessarie una buona dose di mistero e di inquietudine».

Nei suoi racconti, televisivi e non solo, emerge molto spesso una componente di attualità. In che modo riesce così bene in questo difficile ingranaggio?

«Innanzitutto grazie. Avviene con la narrativa noir. In televisione ho sempre raccontato storie molto complicate che vanno a toccare il passato e il futuro. È responsabilità dell’autore ciò che deve servire per la narrazione, la quale mette in ordine».

Lei è autore di serie di successo come “Il commissario De Luca” e “L’ispettore Coliandro”, ma dove nasce l’idea di portali in scena? Come descriverebbe questi due noti personaggi?

«Sono stato molto fortunato a incontrarli e a scoprirli. Credo che piacciano così tanto al pubblico perché portano in scena le contraddizioni dell’essere umano».

Cosa consiglierebbe a quei giovani che vorrebbero affacciarsi al suo mondo?

«Leggete molto, scrivete molto – chi vuole scrivere, in realtà legge sempre troppo poco – e fatevi leggere da più persone possibili».

Nuovi progetti?

«Sto ultimando il mio ultimo libro ambientato nel periodo fascista e sto lavorando ad alcune fiction, tra cui Coliandro».

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