Le “Carceri d’invenzione” di Piranesi alla Galleria del Ridotto di Cesena

CESENA. Inquietanti e fortemente visionarie, le Carceri di Giovanni Battista Piranesi, detto Giambattista (Mogliano Veneto, 4 ottobre 1720 – Roma, 9 novembre 1778), rappresentano un imprescindibile riferimento all’immaginario artistico di tutti i tempi. Dal 23 febbraio al 29 marzo 2020, un potente nucleo iconografico composto da sedici opere provenienti da una collezione privata di Milano, arriva a Cesena grazie a “Piranesi. Carceri d’invenzione”, una preziosa esposizione prodotta e organizzata da MetaMorfosi Associazione Culturale in collaborazione con il Comune di Cesena e l’assessorato comunale alla cultura. Grazie al contributo e alla tecnologia del Laboratorio di Robotica Percettiva, dell’Istituto TECIP – Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, la mostra è arricchita dalla presenza di una sala “immersiva” delle celebri prigioni piranesiane rese in versione tridimensionale, in cui si potrà rivivere tutto il fascino di queste visioni fantastiche e irreali.

L’esecuzione delle Carceri, realizzata dall’incisore e architetto veneziano tra 1744 e 1747/49, nel periodo degli ultimi ritorni a Venezia e del definitivo stabilimento a Roma, rivela l’influenza dei recenti Capricci all’acquaforte di Giovanni Battista Tiepolo e della loro esuberante ricchezza di timbri cromatici e di effetti nel trattamento dell’incisione, ma anche dell’estro delle acqueforti di Canaletto e dei dipinti capricciosi di Marco Ricci. La straordinaria libertà di immaginazione delle Carceri si esprime attraverso una capacità fino allora sconosciuta di trasferire nel segno grafico una sensibilità pittorica che assorbe ogni elemento dell’invenzione formale.

L’edizione completa della serie, in 13 tavole più frontespizio, fu stampata dal libraio Giovanni Bouchard, col titolo Invenzioni Capric. di Carceri all’acqua forte datte in luce da Giovani Buzard in Roma Mercante al Corso, ad una data non dichiarata, ma ipotizzabile intorno al 1749/50. Dopo alcune riedizioni, Piranesi ripubblicò la serie in proprio intorno al 1761, con il titolo Carceri d’invenzione di G. Battista Piranesi archit. vene., con i rami radicalmente rilavorati e l’aggiunta di due nuove tavole. In mostra proprio le opere della seconda edizione della serie, che ripropone le Carceri in una versione definitiva con l’aggiunta di due nuove acqueforti. L’intrico di scale, i frammenti di antichità in rovina, le grate, gli strumenti di tortura inseriti in una prospettiva labirintica che moltiplica i punti di fuga, creano un senso di vertigine, in cui le rare figure che popolano le monumentali strutture in pietra vagano assorte e senza scopo, tutte ugualmente prigioniere di una medesima macchina infernale.

“Il carcere, soggetto immaginario protagonista della serie, consente a Piranesi di indagare il libero spazio della fantasia architettonica e dell’estro e si lascia formare dal flusso dei contenuti profondi dell’espressione – spiega Luigi Ficacci, già soprintendente di Lucca e Massa Carrara, attualmente direttore dell’ICR, Istituto per la Conservazione e il  Restauro a Roma e curatore della mostra – Si trasforma allora in problema flagrante dell’esistenza, quale condizione dell’identificazione della lotta tra individuo e mondo, tra interiorità soggettiva e realtà oggettiva esteriore. La centralità della fantasia e la libertà dell’intaglio, emulo della sensibilità e volatilità dello schizzo a penna o a lapis, sono però fondate e veritiere. Opposto di un’arbitrarietà che produrrebbe illusorietà e falsità delle immagini, le Carceri sono l’opera dove l’immaginario è imposto come forma di pensiero, alternativo a quello logico, ma dotato dello stesso rigore e della stessa esattezza”.

Grazie alla loro potenza visionaria le Carceri hanno mantenuto nel corso del tempo un fascino inalterato, raggiungendo moltissimi ambiti di espressione artistica, non solo nelle arti visive (basti citare le intricate prospettive di Escher), ma anche in letteratura (Baudelaire, Victor Hugo, Marguerite Yourcenar), in architettura (le utopie architettoniche di Gropius e del Bauhaus) e nella moderna cinematografia (Ejzenštein, nei film Metropolis o Matrix).

“Il secondo stato qui esposto – spiega ancora il curatore – non si caratterizza per un semplice rafforzamento dei contrasti chiaroscurali, è animato da una sconosciuta e febbrile teatralità che utilizza le straordinarie opportunità delle soluzioni scenotecniche e quella licenza di libertà dell’immaginazione, proponibile solo tramite la finzione teatrale. Ma simultaneamente ne esalta l’intento utopico, cioè la razionale proposizione di un mondo nuovo, edificato su una scienza nuova dell’antico, cioè della storia. Solo il teatro può realizzare l’assolutezza fantastica di questa immaginazione e contemporaneamente la sua suggestiva edificabilità”.

Nel percorso espositivo si inserisce la visualizzazione tridimensionale di alcune delle Carceri d’Invenzione a cura del Laboratorio PERCRO, dell’Istituto TECIP della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Se ne amplifica così la percezione, consentendo di svelare il progetto “architettonico” che è nascosto dietro i tratti di Piranesi “artista”. Rendere questa trasformazione ha richiesto lo studio dettagliato delle geometrie e, in alcuni casi, l’interpretazione delle scene raffigurate allo scopo di ampliare l’esperienza visiva del visitatore, che potrà sentirsi letteralmente trasportato all’interno dell’opera di Piranesi grazie anche a un “tappeto” sonoro appositamente studiato e realizzato per completare l’esperienza percettiva.

“MetaMorfosi con questa piccola ma preziosissima mostra – sostiene Pietro Folena, Presidente dell’Associazione MetaMorfosi che organizza l’evento -, propone un’esperienza emozionante attorno alle opere di Piranesi più celebrate nell’ultimo secolo. Emozionante per la qualità del lavoro dell’artista veneto – qui rappresentato nella sua migliore edizione -, con quei tratti visionari e fantastici che collegano il secolo dei lumi con percezioni notturne e oniriche che avranno fortuna alla fine del XIX° secolo e nel Novecento, e emozionante per la magnifica elaborazione digitale realizzata per noi dall’eccellenza italiana del Sant’Anna di Pisa, che fa diventare progetto architettonico un capriccio di fantasia”.


Commenti

  1. La mostra dell’artista Piranesi e veramente bella e interessante.
    Il disegno poi è molto complesso, la grafica che imprime l’artista e veramente sorprendente, anche Se non c’è una scuola, con il celebre Durer, in un certo senso le opere di Piranesi e quelle di Durer, si incontrano anche se non c’è probabilmente un squola che li avvicina, ma la tecnica a mio avviso, vanno a braccetto.
    La mostra come dicevo e interessante e consiglio alle persone appassionate di pittura e grafica di andarla a visitarla presso la Galleria d’arte Conmmunale il Ridotto a visitarla, ne vale la pena.
    Poi di interessante vi è un filmato, che con occhiali in tre D disponibili si può visionare il video con l’opera in tre D, con un effetto veramente bello, come ci si trovasse proprio immersi all’interno di questa antica prigione.
    Piranesi, opere grafiche presso Galleria D’Arte il Ridotto, Corso Giuseppe Mazzini N°1, 47521 Cesena (FC), fino al 29 marzo 2020.

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