Carburante: perché l’altalena dei prezzi tra i distributori?

Perché fare un pieno di carburante in autostrada costa di più rispetto al centro città? E quali fattori influiscono sul prezzo che ogni giorno varia sulle colonnine dei vari distributori? Sono domande che gli automobilisti spesso si fanno, ma che hanno risposte non così semplici. A determinare il prezzo di benzina e diesel, e così anche le sue discrepanze, sono infatti una serie di fattori. Il primo è chiaramente l’andamento del mercato di riferimento, dove ogni giorno vengono definite le quotazioni, vi sono poi le tanto rinomate quanto vituperate accise, il calcolo dell’Iva, i costi di gestione della società (evidentemente più elevati per i grandi marchi), eventuali sconti applicati e, infine, tutta una serie di fattori esogeni, quali l’andamento geopolitico mondiale, ma anche l’area geografica nella quale è stata installata la pompa di benzina.

Autostrade

Il viaggio tra i costi del carburante comincia proprio da quest’ultima discrepanza tra pompa di benzina in autostrada e fuori. Ragionando logicamente, almeno sotto il profilo dei costi di trasporto i distributori sulle reti autostradali dovrebbero avere un impatto minore per le compagnie, dato che portare un’autocisterna in città è senza dubbio più oneroso. Tuttavia, questo è solo un piccolissimo aspetto. «Prima di tutto i distributori in autostrada hanno costi maggiori – spiega Mauro Micheli, coordinatore di Assopetroli Assoenergia Emilia Romagna –, in quanto da appalto devono garantire il servizio 24 ore su 24 e, di conseguenza, questo impone loro di avere maggiore personale», ma vi è di più, «perché – interviene Alberto Zoli, presidente dei Rivenditori prodotti petroliferi di Confcommercio Ravenna e titolare della ditta Nuova Clar – la società Autostrade, quando fa l’appalto, prevede contratti con pagamento di royalties molto elevate, che fanno inevitabilmente lievitare il prezzo alla pompa di benzina». La conseguenza è che il consumo di benzina nelle autostrade si è sensibilmente ridotto.

Pompe bianche

Da una decina d’anni circa, inoltre, anche l’economia basata sulle scontistiche si è inserita di prepotenza nel business dei benzinai, dando origine alle cosiddette “pompe bianche”, ossia quelle non a marchio. «In quarant’anni di lavoro come commerciante di prodotti petroliferi – dice Zoli – ho visto il mercato cambiare, ma mai come negli ultimi dieci anni, dove si è verificata una liberalizzazione davvero massiccia». Non avendo strutture grandi dai costi elevati e approvvigionandosi sul libero mercato (la Romagna è servita praticamente tutta dai depositi della Petra di Ravenna), i distributori non a marchio, quando l’economia è stabile, riescono ad applicare prezzi concorrenziali. In questi mesi le differenze euro al litro si sono assottigliate, per non dire addirittura capovolte, per via della volatilità dei prezzi conseguente alla crisi russo-ucraina. Bisogna infatti considerare che i prezzi dei carburanti vengono definiti quotidianamente attraverso il Plattes, che ha come riferimento il Brent nel mare del Nord. Sulla base degli andamenti, ogni giorno arriva la quotazione del carburante in dollari per tonnellata, che in Europa viene poi convertita in euro sulla base del valore di cambio giornaliero. Una volta ottenuto il prezzo euro/litro, viene maggiorato di una percentuale che rappresenta il guadagno delle compagnie petrolifere, vi si aggiungono le accise ed ecco il valore finale per gli operatori del settore. «A seconda del bisogno quotidiano – interviene Zoli – io compro più o meno quantità di carburante».

Contrabbando

«Attenzione però agli sconti esagerati», avverte Micheli di Assopetroli, «perché dietro ad alcune pompe bianche si nasconde il contrabbando. Ancora oggi – chiarisce – tra il 15 e il 20% del prodotto commercializzato in Italia è frutto di questo racket. Arriva dalla Libia attraverso Malta, o dalla Slovenia e viene catalogato come “olio-lubrificante”, che quindi non paga le accise, quando in realtà è gasolio».

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