Caravan $erraglio, una “Vedovanza” strumentale per il primo Ep

Campane lontane, echi distanti e un incedere lento verso il nulla. È da qui che inizia il viaggio del trio romagnolo dei Caravan $erraglio e di “Vedovanza” il loro ep d’esordio in uscita a marzo per Blossom Bisquits, masterizzato a Ravenna al Loto Studio 2.0 di Gianluca Lo Presti.

Un viaggio senza fretta, senza meta verso una destinazione che si trova sempre oltre lo sguardo. Loro sono Davide Santandrea (chitarre, piano elettrico, diamonica), Luca Bartolini (basso) e Marcella Trioschi. Tre muscisti provenienti rispettivamente da Russi, Ravenna e Fusignano, con esperienze musicali diverse alle spalle che hanno deciso di dedicarsi a questo progetto strumentale dove le sonorità spaziano dalle colonne sonore degli spaghetti western a Kill Bill, dal tango al flamenco dalle balere romagnole ai Balcani.

Come nasce l’idea di “Vedovanza” e perché avete pensato a questo titolo?

«Il primo motivo – spiega Davide Santandrea – è perché parte di questo progetto nasce a seguito di una perdita. La perdita della libertà per esempio di fare quello che vogliamo, di stare insieme alle persone che amiamo, di partire e farsi una vacanza. Il secondo motivo, conseguenza di questa situazione, è il senso di smarrimento e la mancanza di un vero “pastore” che ci guidi, non in senso religioso sia chiaro… Dal canto mio, quello che non vorrei è abbandonare la musica, anzi vorrei cercare di alimentarla tutti i giorni, con molta pazienza, per questo sono soddisfatto di vedere uscire “Vedovanza”, tra tanta chiusura e indifferenza».

La voce narrante vuole dare la dimensione del racconto a questo ep?

«Siamo un gruppo strumentale, ma ci piacerebbe piano piano iniziare ad aggiungere parti narrate, piccoli racconti sonori. Così in punta di piedi abbiamo fatto qualche esperimento all’interno dell’Ep, in particolare la traccia centrale è ispirata al romanzo “In senso inverso” di Philip K. Dick del 1967, la voce è di Nicola Sciarappa ospite dell’Ep».

Quali sono i riferimenti visivi e uditivi dei brani ?

«I nostri riferimenti visivi sono il deserto, gli spazi aperti, la mancanza di confini. I richiami uditivi invece sono il rumore dei passi, il trascinarsi lento, e l’eco di campane lontane che suonano all’infinito».

Musicalmente c’è un filo conduttore che amalgama il mix di suoni?

«Sì certo, idealmente si tratta di una colonna sonora per un nuovo film. Il genere sarebbe un ibrido tra un western (ma senza sparatorie o finali epici) e un racconto di fantascienza di Dick. Probabilmente sarebbe ambientato su Marte e il personaggio principale lo vedrei come una sorta di cavaliere errante che si trascina da un capo all’altro del pianeta rosso alla ricerca di qualcosa o di se stesso».

È importante per voi attingere alle radici della musica?

«In realtà sono uno sperimentatore incallito e cerco sempre di piegare la musica e farla aderire alla mia personale visione, certo non lo faccio partendo dal nulla. È scontato dire che sia importante avere tante e buone radici, ma è molto più importante essere consapevoli che le radici devono stare sottoterra e sostenere e alimentare l’albero della nostra creatività».

Definite questo ep come figlio di questo periodo di lockdown e chiusure, perchè racconta le sensazioni generate da questo momento particolare ?

«Direi proprio di sì, innanzitutto è il frutto di un lavoro fatto in parte a distanza e in parte invece legato alla scarsa possibilità di vedersi e comporre in maniera normale. In secondo luogo io (chitarre), Marcella (violoncello) e Luca (basso elettrico) già condividiamo altri progetti musicali, così abbiamo approfittato di questa pausa “forzata” per lavorare su del materiale che era rimasto fermo in un cassetto da un po di tempo».

Perché la scelta di brani esclusivamente strumentali?

«Penso sia stato il primo passo, volevamo intanto smarcarci dalla solita struttura dei brani cantati, ed essere più liberi a livello di strutture. In seguito comunque mi piacerebbe sviluppare il progetto dei Caravan $errraglio in una sorta di reading musicale e vorrei provare a contaminare ulteriormente questa visione con il supporto di uno scrittore/narratore».

Cosa vi aspetta nel prossimo futuro?

«Nel prossimo futuro temo nulla. Non credo a riaperture immediate, a live in streaming, a concerti distanziati o musicisti mascherati come a Sanremo. Penso sia giusto ripartire quando sarà il momento, ma temo che non ci si renda conto che il vaso questa volta si è definitivamente rotto in mille pezzi e non basterà un po di colla per ripararlo e ripartire dopo mesi o anni di stop. Detto ciò, abbiamo una soluzione credibile: imbarcarsi sulla prossima missione con destinazione Marte per portare sul pianeta rosso una sferzata di nuova musica terrestre».

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