Cara, carissima Ravenna: nel 2021 l’inflazione è salita del 3,9%

Andare a fare la spesa, pagare le bollette, fare un pieno di benzina, acquistare un mobile o anche solo andarsi a prendere un caffè al bar. Nel giro di un anno, il costo generale della vita è aumentato senza freni. A confermarlo in maniera oggettiva sono i dati dell’Istat, che ha appena diffuso i numeri dell’inflazione nel 2021. Si tratta di un tema che sta diventando sempre più centrale in questi mesi che dovrebbero essere di ripresa economica, perché lo sconsiderato aumento dei prezzi frena la crescita e comprime il potere d’acquisto delle famiglie. A Ravenna l’indice generale parla di un’inflazione che, in un solo anno, è cresciuta del 3,8% (la media nazionale è del 3,9, quindi la provincia ravennate si dimostra in linea con l’andamento del resto d’Italia). A trainare verso l’alto l’inflazione, già a partire da marzo dell’anno scorso, sono stati in particolare gli straordinari rincari dei costi energetici. A segnalarlo è sempre l’istituto di statistica, che mostra una Ravenna dove a dicembre i beni energetici sono aumentati del 29% su base annua. Una crescita massiccia, insomma, seppur leggermente rallentata rispetto al mese precedente, quando i valori erano stati in salita del 30,8%. Più in generale, i costi per la gestione delle abitazioni (valore che comprende acqua, elettricità, gas e altri combustibili) in provincia sono cresciuti del 13,5%.

Spesa e ristoranti

Netto anche il segno positivo dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche, dove l’inflazione da novembre a dicembre ha mostrato un balzo in avanti più che doppio, chiudendo il 2021 con una crescita dei prezzi su base annua del 3,6%. Allo stesso modo i servizi ricettivi e di ristorazione ravennati che, se nel mese di novembre avevano addirittura mostrato un leggero abbassamento dei prezzi del meno 0,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, a dicembre sono invece schizzati alle stelle con un’inflazione del 3,7%. Ancora una volta, anche se in maniera questa volta indiretta, a pesare sul portafoglio dei clienti che si siedono al ristorante sono gli aumenti dei costi energetici e delle materie prime che, influendo pesantemente sul bilancio degli imprenditori, hanno condotto a un inevitabile ritocco al rialzo dei prezzi scritti sui menù.

Trasporti e altri beni

Un tasto dolente è anche quello dei trasporti, dove il fenomeno inflativo a Ravenna si è avviato già a partire da febbraio 2021, con un “timido” più 0,6%, per poi crescere incessantemente fino ad arrivare a una chiusura di anno con un rincaro dei prezzi, sempre su base annua, pari all’8,6%. In una specie di circolo vizioso avviatosi dall’inizio dell’anno, l’aumento generale dei prezzi, come si diceva già prima, non influisce solo ed esclusivamente in maniera diretta sui cittadini, ma anche in maniera indiretta sul costo dei servizi. Così, la crescita del prezzo del carburante agisce sullo scontrino alla pompa di benzina, ma anche sulla fruizione, come nel caso appena visto, dei trasporti.

A mostrare i segni dell’inflazione in provincia, per finire, sono anche le bevande alcoliche e tabacchi (+ 0,5%), i mobili e articoli per la casa (+ 2,2%) e il mondo della cultura (+ 0,7%).

Un effetto di questo periodi post crisi non è solo l’aumento dei prezzi dovuto all’eccesso di domanda rispetto all’offerta o alle tensioni geopolitiche in atto, ma bensì anche un certo fenomeno deflativo che subentra in quei settori che non stanno riuscendo a risollevarsi o che, al contrario, sono saldamenti coperti da continue iniezioni di denaro.

Accade così che a Ravenna il settore dell’abbigliamento e delle calzature abbia chiuso il 2021 con una diminuzione dei prezzi su base annua del meno 0,6%. La crisi del settore moda è in atto ormai da diverso tempo, ma gli ultimi due anni sono stati particolarmente duri, con intere stagioni saltate per via dei lockdown e una generale contrazione delle vendite dovuta alla natura stessa del settore, che fa parte di quel paniere dei cosiddetti costi comprimibili (i primi ad essere tagliati dalle persone, in quanto non afferenti alla sfera del necessario). Secondo i negozianti del centro il periodo dei saldi non ha portato i risultati sperati e, visto l’aumento dei costi di fine 2021 e di inizio 2022, il primo periodo del nuovo anno sembra preannunciarsi come particolarmente ostico.

Tra l’altro, come noto, sulla crisi dell’abbigliamento (in realtà del commercio in generale) influisce negativamente anche la presenza sempre più ingombrante dell’online, che in questi due anni di pandemia è cresciuto con percentuali record a tre cifre. In provincia di Ravenna, gli altri due settori che hanno subito un abbassamento dei prezzi sono stati quello dei servizi sanitari (meno 0,4%) e dell’istruzione, i cui costi si sono ridotti per l’intero 2021, chiudendo il mese di dicembre con un meno 1,1%.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui