RAVENNA. «Tutti i demoni che fanno la complessità della nostra natura, tutte le stanze di cui è composto il bordello del nostro cuore», promette Vinicio Capossela, che torna a Ravenna festival con “Pandemonium”. Questa sera (venerdì 17, per chi ci crede) alle 21.30 alla Rocca Brancaleone, il concertato riapre il vaso di Pandora dopo il lungo silenzio della pandemia, libera cacofonie e paure, confusioni e invenzioni… e soprattutto tanta musica. Quella che Capossela – armato di una ridda di strumenti musicali che evocano il mitico pandemonium, strumento gigantesco imparentato con l’organo della fiera e costruito dai nani dei regni sotterranei – ordina e disordina incessantemente, menestrello onnivoro e chiassoso, rabdomante alla continua ricerca di suoni e storie, culture e ossessioni.
Rumorista intraterrestre
Lo spalleggia in questo caso un “rumorista intraterreste”, il riminese Vincenzo Vasi, cui è affidato il compito non di colmare la mancanza dell’orchestra ma anzi amplificare vuoti, echi e solitudini; altro esemplare, Vasi, di quella specie ingegnosa e vorace, sempre cangiante, cui appartiene Capossela.
L’appuntamento, già sold-out, è realizzato con il contributo di Coop Alleanza 3.0; sarà in diretta streaming su ravennafestival.live.
«Il demone a cui mi riferisco in questo “Pandemonium” è il dáimon dei greci – spiega Vinicio –. L’essenza dell’anima imprigionata dal corpo che è anche il tramite tra umano e divino. Perché un po’ di divino nell’uomo c’è, pure se impastato col fango e il dáimon lo rimesta e solleva. Il disordine continua il suo lavoro, fino nelle fibre dell’invisibile e ci modifica incessantemente. Noi cerchiamo di mettere un po’ di ordine, salvare qualche emozione pura, forgiandola in canzone e suonandola in solitudine».
E che musica potrà mai produrre il pandemonio?
«Ho sentito parlare di questo enorme strumento, un grande organo fatto di metalli estratti dalle viscere della terra, dai nani che battono e forgiano nelle cavità ctonie, il cui rimbombo ci raggiunge col brontolare del tuono, e provoca il frastuono. Vincenzo Vasi batte i metalli delle piastre del vibrafono e li fa espandere, come la goccia provoca cerchi quando cade. Suona le voci fantasma nascoste nel theremin e rigenera i suoni del mondo».
Mai quello che ti aspetti da Capossela, forse perché ogni suo concerto è un viaggio, un vagabondare cui è necessario abbandonarsi, scegliendo per guida questo stralunato cavaliere errante, sempre pronto a raccogliere leggende e musiche, poesie e verità, in una ricerca minuziosa che si nutre del suo talento istintivo per il sottile equilibrio fra colto e popolare, contemporaneo e storico. Dopo tutto “Pandemonium” è anche il nome della rubrica quotidiana che il cantautore ha tenuto sui social durante il lockdown, almanacco del giorno per mettere a nudo le canzoni, intrecciandole con le storie di un’attualità apparentemente immobile, ma in continuo cambiamento.
Irpino germanico
Tedesco di nascita – ad Hannover nel 1965 – ma di famiglia irpina, Vinicio Capossela conquista la Targa Tenco con il suo primo disco. L’album della svolta, però, è il quarto, Il ballo di San Vito, 1996; più che un disco, «una vicenda», parola di Vinicio. Nel 2004 pubblica invece con Feltrinelli Non si muore tutte le mattine. Segue una serie di album di successo sul mito, il rito e la maschera. E nel 2019 Ballate per uomini e bestie, l’undicesimo album che gli guadagna la quarta Targa Tenco nella categoria miglior disco in assoluto.
Info: 0544 249244

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