Caporalato: Cgil di Cesena testimone in aula

Caporalato sulle colline del cesenate. Ieri nell’aula del presidente Monica Galassi in Tribunale a Forlì è arrivata l’ora di testimoniare per la Cgil: che in questo procedimento si è costituita parte civile a fianco delle vittime dell’ipotizzato sfruttamento lavorativo.

A rispondere alle domande del collegio giudicante, del pm, degli avvocati di parte civile Beatrice Baratelli e Francesco Lombardini e dei difensori degli imputati Massimo Dal Ben ed Alessandro Sintucci, sono stati chiamati Silla Bucci e Alessandro Celli: rispettivamente segretario generale e segretario organizzativo della Camera del Lavoro Territoriale Cgil di Cesena.

Celli ha rivangato come il sindacato avesse avviato delle proprie indagini perché c’era chi aveva raccontato di essere venuto a contatto con situazioni di sfruttamento. E di come quasi nell’immediatezza il sindacato cesenate si fosse premurato di proporre un esposto alla procura sulla vicenda.

Silla Bucci ha dettagliato che a suo parare la Cgil avrebbe subito un danno economico derivante dai ricatti subiti da questi operai agricoli. Anche se la Cgil in quel momento non aveva tra i lavoratori della Power Service e della Euro Service dei propri tesserati e anche se, comunque, qualora i lavoratori avessero potuto o voluto tesserarsi con un sindacato, avrebbero potuto comunque farlo anche in altri sindacati e non per forza di cose alla Cgil.

L’ultima testimonianza di giornata è stata anche l’ultima in programma per le vittime che lavoravano per gli accusati di caporalato.

Ha raccontato, al pari degli altri arrivati in passato in aula al banco dei testimoni prima di lui, anni di stenti (lui è stato al servizio delle cooperative accusate per 6 anni) e di come anche con orari impossibili e una paga da fame, fosse quasi impossibile “dire di no” ai propri coordinatori di lavoro: la pena, se non ci si presentava per stanchezza o malattia, era quella di non venir più chiamato (e quindi non guadagnare) per almeno una settimana.

Gli imputati (fratelli di origine marocchina Hamid ed En Naji Boulkoute, rispettivamente residenti a Cesena e a Mercato Saraceno; assieme a Rachid, Hamed e Hicham Boulgoute, residenti a Verona) verranno ascoltati dal giudice e risponderanno alle domande delle varie parti nella prossima udienza di novembre.

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