Caos Sputnik, lavoratori a rischio sospensione in Italia

Lavoratori sammarinesi a rischio sospensione in Italia. «Vivere di deroghe dal Belpaese sembra quasi ricevere la carità». A sostenerlo tout court è il segretario di Libera, Matteo Ciacci. Che tornando sulla fatidica data del prossimo 15 ottobre, «quando in Italia entrerà in vigore il cosiddetto “Super green pass”, destinato ai lavoratori sia pubblici che privati», propone che il Titano paghi i tamponi per i suoi lavoratori e studenti. Sempre se non sarà trovata una soluzione adeguata. In pratica, dichiara senza giri di parole, in ballo da ottobre c’è «una sorta di obbligo vaccinale mascherato». Situazione che ha e avrà inevitabilmente, sottolinea, «importanti ripercussioni per i sammarinesi vaccinati con Sputnik che rischiano di essere equiparati dal 15 ottobre tout court ai non vaccinati». Ed il segretario di Libera non ci sta:

«Francamente non comprendo perché non si riesca a convincere, in primis l’Italia, che un vaccino andrebbe giudicato dalla sua effettiva efficacia e non da altro». E allarga le braccia: «Vivere di deroghe sembra quasi vederci fatta la carità», per poi cambiar registro e togliersi qualche sassolino dalle scarpe: «San Marino non merita questo trattamento».

Infine la proposta: «Se non si dovesse arrivare a nessuna soluzione, il nostro Stato si potrebbe almeno far carico delle spese per i tamponi gratuiti a favore dei nostri lavoratori e dei nostri studenti».

E precisa che si fa portavoce di «tanti fra coloro che lavorano e studiano in Italia».

Una richiesta di buon senso, la definisce Ciacci, anche se gli preme ricordare che «davvero auspichiamo tutti una risoluzione differente per il nostro Paese». In poche ore la sua idea ha ricevuto numerosi consensi ed i cittadini del Titano rimarcano che il siero russo è in uso in 67 paesi e che la sua efficacia è stata ribadita anche dalla prestigiosa rivista “The lancet”. Perché nella «sperimentazione della fase 3 su 20mila individui era stata sottolineata l’efficacia dello Sputnik anche in ragione dei vettori virali differenti e della capacità di prevenire la malattia con sintomi per oltre il 90% dei casi». Intanto le verifiche di Ema, l’Agenzia europea del farmaco, volte a individuare le prove necessarie per l’immissione del vaccino in commercio sembrano essersi bloccate. Resta peraltro da ottenere anche l’ok dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

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