Cambiamenti climatici: avocado e mango sono “made in Italy”

Ormai la frutta esotica non è più l’immagine di un mondo lontano. Il cambiamento climatico ha spinto anche in Italia tutte quelle produzioni che, un tempo, erano tra le più insolite. Oggi una pianta come quella dell’avocado in Emilia-Romagna si può coltivare in vaso, con l’accortezza che da novembre ad aprile va tenuta in un casa, in una stanza luminosa. Ma in meno di tre anni c’è stato un boom delle coltivazioni di frutta esotica in Puglia, Sicilia e Calabria, con oltre mille ettari piantati. A sottolinearlo è Coldiretti, in occasione degli Stati Generali dei florovivaisti italiani sul futuro verde delle città. Sempre più spesso nelle regioni del Sud prima si sperimentano e poi si avviano vere e proprie piantagioni di frutta originaria dell’Asia e dell’America Latina, per un consumo totale stimato in oltre 900mila tonnellate a livello nazionale.

Questo cambio di produzione, che a causa del cambiamento climatico potrà andare sempre più verso Nord, avviene grazie a giovani agricoltori che scelgono questo tipo di coltivazione, spesso recuperando e rivitalizzando terreni abbandonati proprio a causa dei mutamenti climatici e in precedenza destinati alla produzione di arance e limoni.

La richiesta

Secondo un sondaggio Coldiretti-Ixè si tratta di una domanda utile per rispondere all’esigenza di oltre sei italiani su 10 (il 61%) che acquisterebbero frutta “tropicale” italiana se l’avesse a disposizione. Il 2021 in Italia è stato fino ad ora il dodicesimo anno più caldo della storia da quando sono iniziate le rilevazioni nel 1800 con una temperatura superiore di 0,69 gradi rispetto alla media storica nei primi 10 mesi.

«Il fenomeno degli alberi esotici Made in Italy, spinto dall’impegno di tanti giovani agricoltori, è un esempio della capacità di innovazione delle imprese agricole italiane nell’affrontare in maniera costruttiva i cambiamenti climatici nonostante le difficoltà e i danni causati da eventi meteo sempre più estremi che negli ultimi dieci anni hanno provocato oltre 14 miliardi di euro di danni al nostro sistema agroalimentare», commenta il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini.

I danni in regione

Oltre al cambiamento climatico, con settimane e mesi di siccità e le gelate improvvise che minacciano i raccolti, ci si mettono anche gli insetti alieni a minacciare i raccolti. Questa primavera delle 500 mila tonnellate attese ne sono arrivate tra il 20 e il 30% in meno. In quindici anni, tra il 2005 e il 2020, le coltivazioni di pere si sono ridotte di 6mila ettari, quelle di pesche di 15mila. Due mercati che sono sempre stati il segno della tradizione regionale e che, nonostante la crisi, continuano ad esserlo.

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