Calcio, Zaccheroni: “Perdere 40-0? E’ la legge dello sport”

Quaranta a zero. Fossimo nel tennis, con un punto vinci il game e poi pensi a quello dopo. Invece qui siamo nel calcio, campionato Giovanissimi. La storia è nata in provincia di Nuoro e circola da giorni in rete: il Fanum Orosei è primo in classifica e per assicurarsi il primo posto deve segnare una valanga di gol contro il La Caletta ultimo in classifica. Il Fanum si gioca il primato con la Lupi Goceano di Bono, che la settimana prima ha battuto 22-0 il La Caletta. Il regolamento (colpevolmente) non prevede l’appendice di uno spareggio e per assegnare il primo posto ci si affida alla differenza reti. Il Fanum Orosei fa una botta di conti: ha bisogno di segnare almeno 35 gol e prima della palla al centro avvisa il La Caletta: «Guardate che spingiamo forte». Il La Caletta si era presentato con soli dieci giocatori, i migliori fuori per infortunio e un’età media più bassa degli avversari ed è finito con un camion di palloni nella porta ospite, 40 (risultato regolarmente omologato dal comitato sardo). «Dobbiamo stare più attenti ai ragazzini che ai risultati – ha detto nei giorni scorsi il presidente regionale della Figc sarda Gianni Cadoni – ho sentito la società La Caletta e li ho sentiti molto sereni. Questo mi conforta, ma non mi tranquillizza. Cosa si può fare in futuro? Le regole vanno rispettate, ma eventualmente si potrebbero trovare delle deroghe, chiaramente d’accordo con la Lega Nazionale Dilettanti, quando si capisce che ci sono situazioni che in qualche modo possono fare male a chi pratica questo sport, soprattutto quando si parla di ragazzini».

«É finita 40-0? E allora? Io non ho nulla da eccepire». Alberto Zaccheroni lo dice serenamente, con il tono garbato che aveva quando commentava lo scudetto del suo Milan o le grandi stagioni della sua Udinese. In pochi lo ricordano, ma Zac ha iniziato la sua carriera nelle giovanili del Cesenatico («la mia vera vocazione era il settore giovanile») per poi iniziare un fortunato percorso nel calcio adulto.

Torniamo però nel mondo dei Giovanissimi: come avranno reagito dei ragazzini di 14 anni a una sconfitta simile?

«Non c’è niente di umiliante in tutto questo. É lo sport, è la competizione: il risultato deve rispecchiare quello che si vede in campo. Mettiamo che la squadra più forte ad un certo punto si fosse fermata, iniziando a gestire il pallone: siamo sicuri che non sarebbe stato più offensivo? In questi casi, qualunque cosa tu faccia, rischi di sbagliare, quindi io credo sia giusto andare avanti e impegnarsi».

D’accordo, ma la reazione dei ragazzi sconfitti?

«Io credo che la loro reazione sia soprattutto un problema degli adulti, visto che siamo più iper-protettivi verso i giovani. Ripartiamo dalle regole fondamentali: da una sconfitta si impara, anche se dolorosa. Anche a me è capitato di perdere male con le giovanili del Cesenatico, ma non mi sono mai lamentato di una sconfitta, io mi lamentavo quando i miei giocatori non si impegnavano. Hai dato tutto? Bene, hai fatto il tuo dovere, sul resto ci lavoriamo col tempo».

Se Zaccheroni fosse l’allenatore del La Caletta, al primo allenamento dopo una sconfitta per 40-0 cosa avrebbe detto ai suoi ragazzi?

«Avrei detto le mie tre parole preferite, quelle che usavo sempre quando allenavo. La prima è “costruire”. La seconda è “costruire”. La terza invece è “costruire”. Si costruisce dall’esperienza e si costruisce dalle sconfitte. Se non ci sbatti il muso, non migliori. Spesso abbiamo un brutto rapporto con i nostri errori e i nostri limiti, ma si passa da lì per migliorare e per lavorare su noi stessi. Nei momenti successivi alla sconfitta, in campo giovanile il lavoro dell’allenatore è fondamentale: è da qui che passa la vera educazione sportiva. Ogni partita serve per fare meglio in quella successiva. Se noi non informiamo bene i ragazzi di cosa li attende nel loro percorso, allora li facciamo crescere male».

E se fosse stato l’allenatore della squadra che stava segnando valanghe di gol?

«Forse durante la gara avrei detto di non infierire, ma non è così facile, soprattutto quando hai a che fare con ragazzini di 14-15 anni. Lo sport è fatto di vittorie e di sconfitte: la differenza la fa il modo in cui le vivi».

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