Calcio, Vicini e il trionfo Mundial ’82: 40 anni e non sentirli

Un romagnolo in panchina, Azeglio Vicini da Cesena, vice allenatore di Enzo Bearzot al fianco di Cesare Maldini. Un romagnolo in tribuna stampa: Italo Cucci da Sassocorvaro, terra di mezzo che gli ha regalato l’etichetta di “marchignolo” fin dai tempi del conte Rognoni.

Azeglio in panchina

Vicini era un degno componente di uno staff tecnico fatto di zero fronzoli e molto calcio. Quel Mondiale del 1982 vinto di cuore e contropiede fu anche il Mondiale del silenzio stampa, della squadra chiusa a riccio di fronte alle critiche, con Zoff unico interlocutore verso i giornalisti e i silenzi impenetrabili di Bearzot, Maldini e Vicini a fare da scudo a tutto il gruppo. La famiglia Vicini rimase a casa durante i Mondiali e la battuta più realistica è di Gianluca Vicini: «Non seguimmo mio babbo, la mamma rimase con noi a casa, anche perché non pensavamo che restasse in Spagna così a lungo…».

«Guardammo la partita da casa – ricorda Lia Vicini, sorella di Luca – e io tra l’altro il giorno dopo avevo in programma l’orale all’esame di maturità. Non volevo fare troppo tardi, però al triplice fischio io e Luca prendemmo la bandiera e andammo in giro in motorino».

La Commissaria Ines

La signora Ines Vicini durante i Mondiali di Italia 90 con Azeglio Vicini ct diventò per tutti “la commissaria”, mentre in Spagna era ancora una vice: «I miei ricordi? Tante telefonate con Azeglio dalla Spagna, a tutte le ore, per raccontarmi le sue emozioni di quella avventura che non finiva mai e alla fine finì bene. Il telefono di casa che squillava a tutte le ore e non solo per Azeglio, ma per i tanti tifosi che chiamavano per condividere con noi la loro gioia. Essere la moglie di Azeglio Vicini era condividere la passione per il calcio con tutta l’Italia. C’era il nostro numero nell’elenco telefonico, la gente chiamava a tutte le ore, anche di notte, e noi facevamo l’unica cosa possibile. Ci alzavamo, rispondevamo e si iniziava a parlare di calcio anche se dall’altra parte c’era una voce mai sentita prima».

Il direttore

Italo Cucci, all’epoca direttore del Guerin Sportivo, sceglie qualche immagine della notte del Bernabeu: «Le prime cose che mi vengono in mente? Io in quell’11 luglio ero in prima fila, nei pressi del passaggio della passerella verso le premiazioni tribuna d’onore. Vedo ancora davanti agli occhi l’immagine del bacio di Zoff a Bearzot e del pugno di Gentile verso un collega giornalista che solitamente era un pezzo di pane ma in quelle settimane si era trasformato in una vipera. Un pugno per fortuna solo esibito e non mostrato. La mia notte mondiale al Bernabeu durò pochissimo: dovette scappare via ai mille all’ora destinazione San Lazzaro di Savena con le diapositive da trasformare in foto per il Guerin Sportivo, a bordo di un aereo che vi raccomando».

Il volo con Pertini

La chiusura di Cucci ha una punta di tristezza: «Il ricordo di Vicini dopo la finale? Amarissimo, legato a un galantuomo che fu lasciato a terra dall’aereo verso l’Italia del presidente della Repubblica, Sandro Pertini. L’aereo presidenziale caricò solo una parte della delegazione della Nazionale e Vicini come altri tornarono a casa con l’aereo della Federazione. Peccato, uno come Vicini meritava un trattamento diverso».

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