Calcio, tocco di Pecci per Maradona: storia di un gol-capolavoro

Metà del secondo tempo, Napoli e Juventus sono ancora sullo 0-0: la fisionomia dell’incontro non è mutata, con il Napoli sempre ad attaccare e repliche della Juventus molto timide”.

Domenica 3 novembre 1985: la voce inconfondibile di Enrico Ameri racconta la sfida per eccellenza di metà anni Ottanta, una partita che sarà decisa dalla più incredibile punizione mai vista nel calcio italiano. A metà del secondo tempo la Juventus sta resistendo sullo 0-0 in una gara tesa e spigolosa, con le squadre che giocano in dieci contro dieci: l’arbitro Redini nel primo tempo ha espulso Bagni e Brio che si stavano massaggiando a suon di gomitate. Si arriva al 73’ e Scirea anticipa in area l’argentino Bertoni, ma lo fa a gamba tesa e l’arbitro decreta la punizione a due in area, sulla destra del fronte d’attacco del Napoli.

«Toccala un poquito»

Sulla palla va Eraldo Pecci insieme a Diego Maradona, ma è troppo vicino alla porta di Stefano Tacconi e in più c’è una barriera di sei giocatori della Juve a chiudere la visuale. Eraldo Pecci da San Giovanni in Marignano è il motore del centrocampo di quel Napoli e in breve tempo è diventato amico di Maradona. Abitano pure nello stesso palazzo in via Scipione Capece, Pecci al piano terra, Maradona al primo piano.

La punizione è di seconda, non si può calciare direttamente in porta e ci sono anche due difensori della Juve pronti a scattare sulla palla non appena Pecci la toccherà. La porta di Stefano Tacconi non si vede nemmeno, c’è più di mezza Juve a ridosso della palla e Pecci prova a farlo capire a Maradona.

«Diego sono troppo vicini, non ce la fai».

«Eraldo, tu toccala un poquito che ci penso io».

«Non ci passi, non ce la fai».

«Eraldo, tu toccala un poquito».

«Oh, fai un po’ come ti pare: Maradona sei te».

Ecco, sembra un dialogo di Ale e Franz sulla panchina, ma andò proprio così e Pecci quando la racconta agli amici è un vero spasso e recita da comico consumato.

Va finire che Eraldo la tocca un poquito, la palla fa giusto un giro su se stessa e qui entra in azione il migliore piede sinistro che si sia mai visto su un campo da calcio.

Parabola imprendibile, Tacconi che non ci arriva, battuto come le leggi della fisica: Napoli-Juventus 1-0: il sigillo di ceralacca alla storia è apposto.

Calcio e cabaret

A Napoli Maradona è stato un dio del calcio e al suo fianco c’erano ottimi giocatori e pure uomini dalla testa brillante come Eraldo Pecci. Un Pecci che dopo il gol dell’anno di Maradona, quella domenica sera (facciamo domenica notte) prima di andare a letto compie il suo colpo di genio. Fa le scale, sale al primo piano e suona alla porta di Maradona.

«Oh, Eraldo, sei tu, dimmi: cosa c’è?».

«No Diego, è che stavo pensando: ma oggi, che razza di assist ti ho fatto?….».

«Eraldo, ma vaff…»

E il Pibe de Oro chiuse la porta con una risata, dopo la pennellata finale di un comico romagnolo che sapeva pure giocare piuttosto bene a pallone.

Compagni per la pelle

Oggi Eraldo Pecci è un apprezzato opinionista della Rai, uno che sa dire cose non banali senza prendersi mai troppo sul serio.

Quando poi lo si saluta, ti fa impazzire.

«Ciao Eraldo come stai?»

«Benissimo non vedi? Non ho un filo di magro».

In tempi non sospetti, prima della morte di Maradona, aveva tratteggiato così il compagno più famoso che avesse avuto nel corso della trasmissione “Lato B” a San Marino Rtv. «Non troverete mai un compagno di squadra che vi parlerà male di Maradona. Non lo troverete perché Diego era un ragazzo buono e generoso. Era uno baciato da un talento incredibile, ma forse non aveva la cultura per gestire un personaggio così grande. Resta il fatto che se lo conosci, poi ti togli il cappello. La differenza che ho visto è nella disponibilità, nel sacrificio verso i compagni. In questo, Diego era inappuntabile».

Diego Maradona se ne è andato il 25 novembre 2020 e se ne è andato nel modo più triste, completamente solo, come Marco Pantani. Talmente famoso da non avere nessuno al proprio fianco, un dio del calcio che a 60 anni scopre il dolore della solitudine nel momento del bisogno. Restano i graffiti dei suoi gol, di magie contro ogni logica, di battaglie condotte con divina incoerenza. E tra i commenti a caldo dopo la scomparsa di Maradona, in mezzo a camion di banalità emerse di nuovo Eraldo Pecci con una carezza in una frase: «Quando un grande giocatore se ne va, di solito si ritira la maglia. Questa volta, bisognerebbe ritirare il pallone».

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