Luca Belcastro, la cena di squadra a Milano Marittima offerta dal presidente Spagnoli, ha chiuso un 30 giugno indimenticabile. Da mercoledì il suo contratto con l’Imolese è scaduto. Ha un sms per i tifosi?
«Portate pazienza. Tutti i tifosi alla fine della partita mi hanno chiesto di restare: adesso è troppo presto per parlare del futuro, non ne ho ancora parlato con nessuno in società. Vedremo come evolveranno le cose, adesso è tempo di staccare un po’ perché questa stagione dal punto di vista mentale è stata molto pesante».
Una stagione che si è conclusa con una salvezza sofferta: la partita con l’Arzignano, di fatto, è stata un riassunto di tutta la sofferenza che c’è stata…
«E’ stato ancora più bello conquistare così la salvezza perché questa partita ha scavato a fondo nella forza di questo gruppo che è rimasto sempre unito in una stagione con tanti cambiamenti e con la pandemia. Siamo stati tutti bravi a restare collegati con la testa per ottenere l’obiettivo che volevamo a tutti i costi. A un certo punto ci siamo trovati in un incubo che però è finito bene: sembrava che quell’obiettivo ci stesse sfuggendo, “Giamma” (Rossi, ndr) ha fatto una gran parata ed è stato importantissimo per arrivare al traguardo».
Un traguardo raggiunto dopo un’annata diversa dalle altre vissute ad Imola, non certo per quanto successo in campo…
«E’ cambiata la vita, è stato difficile per tutti. Non sapevamo che situazione avremmo ritrovato, se il campionato sarebbe ricominciato: ci sono state tante incertezze che hanno fatto male a chiunque, ci siamo sempre ritrovati e collegati via telefono per darci una mano l’uno con l’altro. Un anno così resterà nella testa e nel cuore di ognuno di noi per molto tempo, non solo perché ci siamo dovuti giocare la salvezza in due partite dopo tre mesi chiusi in casa».
Sui social circola la foto del suo abbraccio a fine gara con Spagnoli: non una foto banale…
«Ero davvero emozionato. Non potevo non ripensare a tutta la stagione, a come era nata e come si è evoluta con tanta sofferenza e tanti problemi che sono sopraggiunti con la pandemia: non sapere se avremmo giocato o no, gli stipendi, la cassa integrazione. Ci sono stati tanti momenti difficili nei quali però lo spogliatoio è rimasto sempre uniti, in quei mesi di clausura Checchi, Carini e Rossi sono stati fondamentali perché sono riusciti a gestire tanti ragazzi che erano in giro per l’Italia e sono riusciti a tenere tutti lì con la testa e a spiegar loro tutte le cose. È stato un peso incredibile per Checchi che, da capitano, ha fatto un grande lavoro».
Come è stato il ritorno negli spogliatoi, lasciati con Atzori alla guida e ritrovati con Cevoli a dover centrare la salvezza?
«C’è stato bisogno di riattaccare la spina in modo rapido. Ho fatto i complimenti a mister Cevoli perché da subito ci ha trasmesso serenità e tranquillità con il suo modo di fare non facendoci sentire il peso incredibile che si porta dietro un play-out per la salvezza, che rappresentava un traguardo importantissimo per l’Imolese. Cevoli ha dimostrato di essere una persona eccezionale».
Come è cambiato l’uomo Belcastro in questi mesi?
«Mi sento cresciuto come persona, questi mesi mi hanno insegnato che non bisogna mai arrendersi perché poi le gioie che si possono ottenere sono grandi. Appena ci siamo rivisti nello spogliatoio abbiamo parlato fra noi: ci eravamo detto di restare uniti e compatti ed avremmo potuto raggiungere la salvezza con amore e attaccamento a questa maglia. Abbiamo avuto un po’ di fortuna, ma ce la siamo guadagnata tutta». (andrea mirri)

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