Calcio, Ravenna: una discesa in D talmente attesa da passare inosservata

Al ritorno da Legnago, il Ravenna è stato accolto da una contestazione contenuta portata da poco meno di 30 tifosi che hanno ribadito la posizione nota ormai da molto tempo di contestazione alla società, nella circostanza con uno striscione e insulti vari. La rottura tra curva Mero e proprietà ormai è assodata e di difficile soluzione, ma in un futuro neppure troppo lontano i vertici del Ravenna Fc dovranno fare chiarezza sulla volontà di andare avanti oppure di mettere sul piatto una passaggio di consegne.

Dei due gruppi che si erano interessati all’acquisto, nessuno ha finora parlato direttamente con il presidente Brunelli e soci, ma sondato solo il terreno con l’amministrazione comunale. Di uno dei due, quello sulla carta più affidabile, non si hanno notizie da oltre un mese, probabilmente in attesa di una conclusione della stagione che comunque sembrava da tempo già orientata al peggio. Questa società ha dimostrato in passato di avere i mezzi per emergere tra i Dilettanti, questo sì, ma da allora di errori ne sono stati fatti in abbondanza. A questo punto, delle due l’una: o si presenta un gruppo serio, motivato e soprattutto con le tasche abbastanza piene, oppure l’attuale proprietà andrà avanti per la sua strada, magari con qualche ritocco interno. Qualcosa si dovrebbe muovere in questo senso a giugno: quel che resta di maggio sarà con ogni probabilità dedicato a metabolizzare gli errori che hanno portato alla retrocessione. La nota che l’amministrazione comunale ha inviato poco dopo la sconfitta di Legnago è stata dettata da un obbligo istituzionale ma non solo, perché dice e non dice e si presta a diverse interpretazioni. Quella forse più attendibile è la seguente: all’orizzonte tante chiacchiere ma al momento nulla di concreto, quindi niente da eccepire se l’attuale proprietà decidesse di andare avanti. A patto, però, di organizzarsi in modo più professionale per quanto riguarda la costruzione della squadra e di provare a ricostruire il rapporto con i tifosi.

Errori insanabili

L’errore principale di una retrocessione senza alibi è stato quello di allestire una rosa non all’altezza che non piaceva né a Magi (Ferretti l’eccezione forse unica) né, tanto meno a Colucci (a parte Tomei, arrivato a fine gennaio). I due allenatori ci hanno messo il massimo dell’impegno per provare a celebrare il banchetto di nozze con i fichi secchi. Mancanza di liquidità per il mercato di agosto, ritardo nel mettersi in moto anche causa della riammissione avvenuta comunque a inizio agosto, uniti alla jella (infortuni di Bolis, De Grazia e Cesaretti) e alla negligenza (Mokulu) sono risultati un mix troppo pesante da digerire per una squadra con evidenti lacune tecniche ma anche caratteriali. Se la retrocessione di un anno fa aveva pochi padri e molti alibi (ma il rinnovo a Foschi dell’anno prima era stato inopportuno), questa ha nomi, cognomi e volti ben definiti.

Ipotesi riammissione

Come un anno fa, però, a salvare capra e cavoli potrebbe anche spuntare la seconda riammissione consecutiva, visto che non ci sono norme che la vietino. Dipenderà però dai criteri (che probabilmente saranno ufficializzati in settimana) di riammissione: se resteranno quelli del 2020 il Ravenna è al 3° posto dietro la perdente del play-out tra Fano ed Imolese e dietro il Bisceglie, che ha con una media punti migliori (30 punti ottenuti ma con due gare in meno). Prospettiva un po’ meno semplice, invece, con i criteri utilizzati fino al 2019: venissero ripresi quelli, il Ravenna verrebbe scavalcato da Lucchese e Pistoiese e scivolerebbe quindi al 5° posto. Al momento di posti non ce ne sono, ma è praticamente certo che la Sambenedettese non eviterà il fallimento ed è probabile che anche il Catania non riesca a mettersi in regola entro il 28 giugno. Se ci fosse anche una terza società in difficoltà, ecco che il Ravenna potrebbe rientrare… dalla finestra.

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