CESENA – Tardo pomeriggio del 30 maggio 2010. Il Cesena vince a Piacenza 0-1 con gol di Marco Parolo e ottiene la sua quarta promozione in Serie A, campionato in cui torna dopo 19 stagioni trascorse tra B e C1. La partita del Garilli è appena finita, non quella di Padova dove il Brescia, che alla vigilia dell’ultima giornata precedeva di un punto il Cesena, è sotto 2-1. Tutti i giocatori bianconeri sono a centrocampo in attesa, in cerchio attorno a Gigi Piangerelli, che, con radiolina e auricolari, li aggiorna su Padova-Brescia. Attendono insieme il finale. Lui no. Lui è Emanuele Giaccherini, il ragazzo troppo basso e troppo magro che in estate andava in prestito a Forlì, a Bellaria, a Pavia. Uno col suo fisico poteva giocare giusto in C2. Massimo in Lega Pro. Bene che vada, la B. Vabbè, vedremo cosa farà in A. È andata a finire che il ragazzo troppo basso e troppo magro ha vinto due scudetti con la Juventus, poi è andato in Nazionale e ha partecipato a due Europei e a una Confederations Cup. Oggi Emanuele Giaccherini è l’uomo di punta del Chievo che vuole tornare in A. E ricorda: «Quel 30 maggio, volevo stare da solo per assaporare al meglio la gioia. Il Brescia perdeva 2-1 e ormai non poteva più ribaltare il risultato di Padova. Era fatta. E allora pensavo a tutti i sacrifici, alla mia Ford Fiesta che aveva superato i 200.000 chilometri andando su e giù per l’Italia, alla Serie A che stava per arrivare. Volevo godermi in pace tutto il momento».
Ora, a 35 anni, Giaccherini con sincerità ammette: «Vorrei finire la carriera a Cesena. All’interno della nuova società, conservo legami forti (il riferimento è a Lorenzo Lelli, ndr) che mi hanno sempre fatto sentire importante e lo hanno dimostrato con i fatti durante la mia militanza a Cesena. E ho dato la mia parola: se ci saranno le possibilità, io prima o poi torno». L’intervista completa ad Emanuele Giaccherini e un’intervista esclusiva a Pierpaolo Bisoli, tecnico di quel Cesena, sul Corriere Romagna in edicola oggi.

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