Calcio, il 20 giugno 1982 il primo scudetto Primavera del Cesena: e l’Italia scoprì Arrigo Sacchi

Nell’afosa estate del 1982, mentre ai Mondiali gli azzurri stavamo muovendo i primi incerti passi nel girone eliminatorio e la finale del Bernabeu era ancora inimmaginabile, il 20 giugno, alla Fiorita, il Cesena Primavera scendeva in campo per giocarsi la sua finale. I bianconeri allenati da Arrigo Sacchi erano all’ultimo atto di una grande stagione: in palio c’era lo scudetto di categoria.

Cambio di mentalità

Il tecnico di Fusignano, impegnato contemporaneamente a Coverciano per il conseguimento del patentino di prima categoria, era al terzo anno nel settore giovanile bianconero, che provò a ricostruire con un cambio di mentalità e di idee. I giocatori erano «scolari da istruire» e iniziò a parlare loro di zona, diagonali, fuorigioco e pressing. Nel precampionato Sacchi fece svolgere ai suoi ragazzi due-tre allenamenti al giorno e nel corso della stagione anche 7 sedute settimanali, al punto che il direttore sportivo Pier Luigi Cera, in un’intervista a Gianni Mura per La Repubblica, ricordava: «Gliene dissi quattro ad Arrigo quando allenava la Primavera del Cesena. Una mattina aveva spostato l’allenamento, previsto nel pomeriggio, per via dell’importanza di non so che gara. Che sia la prima e l’ultima volta, gli dissi, prima viene la scuola e poi le partite».

Cavalcata inarrestabile

Per il campionato 1981-’82 la Primavera fu ringiovanita con ragazzi in prevalenza classe 1963 e 1964, a cui si aggiungevano la promessa Righetti (1965) e il fuori quota Tondi (1960) che era il capitano. In rosa come “infiltrato” figurava l’altoatesino Seeber il quale, inizialmente, era stato aggregato alla prima squadra per fare da interprete a Schachner. I bianconeri, che giocavano a Castiglione di Ravenna, partirono a razzo con 11 vittorie consecutive. La sconfitta contro il Bologna (l’unica del campionato) alla fine del girone di andata non compromise la cavalcata del Cesena. Il successo nello scontro diretto con la Fiorentina ufficializzò in anticipo il primo posto finale, frutto di migliore attacco (74 gol) e migliore difesa (9) di tutti i 5 gironi.

Paura in Irpinia

In semifinale il Cesena ebbe la meglio sui pari età dell’Inter e volò in finale contro l’Avellino, che poteva contare su elementi quali De Napoli, Maiellaro, Marulla e Cervone. Nella sua biografia Sacchi ricorda la vigilia della sfida in Irpinia che un anno e mezzo prima era stata sconvolta dal terremoto: «In quegli anni cominciai ad avvertire i primi segni della tensione e dello stress. La nostra squadra alloggiava in un albergo che ospitava una donna che, per la paura, non riusciva più a dormire a casa sua. La notte prima della partita ero molto agitato e non riuscivo a prendere sonno. Come capita spesso in queste situazioni, devo aver fatto un sogno che mi portò a urlare. La signora che dormiva nello stesso albergo sentì l’urlo e, per la paura, scappò nuda in strada temendo il terremoto». A rasserenare gli animi ci pensò Agostini che con un suo gol espugnò il Partenio (0-1).

Festa in Romagna

Alla Fiorita il Cesena replicò il risultato dell’andata con il panzer Marco Rossi a segno dal dischetto (1-0). Sugli spalti spuntò un grande cartello, preparato dagli ultras, con disegnato lo scudetto tricolore e la scritta “1”, il primo e non sarà il solo.

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