Calcio, Forlì-Milan 0-2 e la danza dell’indiano metropolitano

«Prima della partita andai a salutare Fabio Capello, come si fa tra colleghi. Scherzando, ma neppure troppo, gli dissi: “Sul 5-0 però fermati”. Alla fine della partita venne a salutarmi lui per farmi complimenti. Il degno finale di una grande serata».

Franco Bonavita quando ricorda quella partita ha ancora la voce che trema, col trasporto tipico di un allenatore del Forlì che sfida il Milan negli ottavi di finale di Coppa Italia.

Stadio Manuzzi di Cesena, 25 ottobre 1995. Quella sera va in scena un tipo di partita che i mandarini della Superlega non vogliono più. C’è una squadra di C2 che affronta una corazzata della Serie A. Tanto per dare un’idea, ecco il tabellino di quel Milan: Ielpo, Tassotti, Costacurta, F. Baresi (32′ Maldini), Coco, Eranio, Albertini, Ambrosini, Lentini, Di Canio, Savicevic (75′ Locatelli). Allenatore: Capello.

Sì, insomma, roba che quando senti la lettura delle formazioni, dici: «Scusate, abbiamo scherzato, noi andiamo subito a casa». Ma questa sarebbe la reazione di noi pavidi. Il Forlì invece non andò subito a casa, se la giocò con orgoglio e quando Franco Baresi uscì dal campo per Paolo Maldini stava ancora 0-0, nonostante un attacco con Lentini, Di Canio e Savicevic a martellare a ripetizione.

La danza dell’indiano metropolitano

Franco Bonavita oggi ha valicato i 70 anni e resta un innamorato del calcio di provincia («il mio capolavoro non è stato Forlì-Milan, ma salvare la Bagnese in Promozione»).

Il Forlì arrivò agli ottavi di coppa battendo 1-0 il Foggia di Delio Rossi e superando ai rigori il Piacenza di Gigi Cagni dopo l’1-1 dei regolamentari. Il premio era la sfida contro il Milan, all’epoca la squadra più forte del mondo.

Cosa disse Bonavita alla squadra prima di scendere in campo? «Poche cose e poi iniziai a ballare».

Prego? «Sì, ballare. Mi hanno sempre definito l’indiano metropolitano per il mio essere fuori dagli schemi e per caricare la squadra, mi mettevo a ballare nello spogliatoio prima della partita. Alla squadra dissi: “Questa è la partita della nostra vita, più di così un calciatore non può chiedere. È la nostra grande occasione, se riusciamo a vincere, tutto il mondo parlerà di noi”. Mancavano due minuti all’ingresso in campo: i giocatori si misero dettare il ritmo dentro lo spogliatoio, sbattendo le mani sugli armadietti e io a ballare la danza dell’indiano metropolitano. Dal rumore che facevamo, mi chiedo cosa avranno pensato gli altri che ci aspettavano fuori».

Favola

La formazione di quel Forlì? Per i cultori del galletto biancorosso, è quasi una filastrocca: Roccati (86′ Magnani), Roberto Rossi, Babini, Paggio, Flamigni, Macerata, Prati, Cazzarò, Misso (82′ Turchetta), Turchi (62′ Belletti), Orlandi. Allenatore: Bonavita.

Il Milan ovviamente fa la partita ma non la sbrana e il Forlì ha anche la palla per andare in vantaggio al 35’: «Uno dei miei classici schemi su punizione – riparte Bonavita – quella volta non ha funzionato appieno perché un ragazzo arrivato da poco non fece il movimento giusto, così Tassotti salvò tutto e mantenne lo 0-0. Resto orgoglioso dei miei schemi su punizione: alla fine me li copiavano tutti».

Palla dall’altra parte e al 38’ Di Canio porta in vantaggio il Milan su assist di Savicevic, quindi in avvio di ripresa Eranio fissa il 2-0 battendo Roccati da distanza ravvicinata. «Riuscimmo a fare un figurone – continua Bonavita – contro una squadra che aveva appena vinto la Supercoppa europea (in finale contro l’Arsenal, ndr). Ero orgoglioso dei miei ragazzi e dirò di più: io sognavo di fare almeno un gol grazie alla velocità della mia ala Belletti, ma quando lui provava a partire, c’era Maldini che in ripiegamento ci faceva capire perché era il difensore più forte del mondo».

Il dato ufficiale di quella serata al Manuzzi parla di 21.170 spettatori per un incasso di 641 milioni e 800mila lire. Un calcio d’altri tempi, lontano anni luce dalla Superlega. «Nessuna squadra di C2 è mai arrivata così in alto – chiude Bonavita – e quello che io e i miei ragazzi abbiamo fatto resterà nella storia. Possiamo raccontare a tutti che ci ha eliminato il Milan campione di tutto, in una sera in cui io pensavo pure di vincere. Sì, forse ero davvero un tipo fuori dai coppi».

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