RIMINI – Ma il ricorso del Rimini al Consiglio di Stato? Ormai non ci spera più nessuno e non lo chiede più nessuno. In realtà il giudizio è ancora in sospeso. Talmente in sospeso che il Consiglio di Stato non ha ancora fissato l’udienza. E dire che il ricorso contro la sentenza del Tar del Lazio, che aveva bocciato la richiesta di riammissione avanzata dal Rimini, era stato depositato dall’avvocato Cesare Di Cintio, legale dalla società biancorossa, il 29 luglio.

Alfredo Rota s’era da poco insediato e in quei giorni c’era Paesani che lo marcava stretto stretto come neppure Claudio Gentile con Maradona e Zico ai Mondiali dell’82 in Spagna. Poi Rota è riuscito a smarcarsi da lui in zona Cesarini. Ha ascoltato la proposta del direttore sportivo Michele Ciccone (che alle spalle aveva l’azienda GreenWorld Energia, pronta a fare da sponsor), ma anche questa volta se n’è andato via da solo in dribbling. E da solo, almeno per ora, è intenzionato a stare. Però sa bene che il Rimini in Serie D non può recitare il ruolo dell’attore non protagonista. Per cui servono 2/3 colpi notevoli (specie in attacco) perché la squadra sia in grado di lottare per il professionismo: «Li prenderemo dalla Serie C – ha detto martedì sera nel corso dell’apertura del calciomercato al Grand Hotel – nel giro di una settimana, per le liste a 22, in C inizieranno a tagliare giocatori che in D fanno la differenza: tra quelli andremo a prendere la punta e le altre pedine che ancora ci mancano».

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