RIMINI – Solo nei prossimi giorni capiremo se il feeling che si era acceso nei giorni scorsi tra il presidente Alfredo Rota ed il direttore sportivo e uomo di calcio Michele Ciccone (che ha alle spalle un imprenditore bresciano) si è definitivamente spento, solo congelato oppure se sia stato aggiornato a quando ci saranno acque più calme. Certo è che l’incontro di oggi all’ora di pranzo, che faceva seguito ad una lunga serie di telefonate intercorse tra le parti, è saltato. Rota non se l’è sentita, per il momento, di continuare il dialogo con Ciccone, facendo un passo indietro del tutto simile a quello compiuto tre settimane fa, quando, dopo un flirt piuttosto lungo con Lucio Paesani e amici, e all’indomani del brindisi a champagne fatto dai due in una vineria di via XX settembre alla presenza, tra gli altri, di Tiziano Fabbri, aveva deciso a sorpresa di chiudere i rapporti.

Quello che preoccupa di Alfredo Rota nel mood presidente del Rimini è l’indecisione e la fragilità, se non la paura, di fronte a scelte importanti. Sull’opportunità dell’inserimento di Ciccone si può discutere finché si vuole, si può valutare se può scattare o meno (più facile la seconda ipotesi) il feeling con la coppia Tamai-Mastronicola, ma non si può discutere il fatto che sia uomo di calcio navigato e abituato a salotti più importanti. Il suo avvento a Rimini sarebbe corredato dall’arrivo di un imprenditore bresciano che porterebbe con sé un importante apporto economico (se in forma di sponsorizzazione o di acquisto di quote lo dovrebbe poi valutare Rota). Sono situazioni che nel calcio avvengono, non si deve gridare allo scandalo né accusare la stampa di propalare notizie false. Si deve solo dire. Sì grazie, benvenuti a dare una mano al Rimini, oppure no grazie, non ci interessa. D’altronde, il Rimini Fc è una società aperta al contributo esterno: lo disse proprio Alfredo Rota nel giorno della conferenza stampa. Quindi massima serenità per tutti, ma decisioni chiare.

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