Una parentesi breve ma culminata con un’amara retrocessione per pandemia. Lorenzo Remedi è pronto ad affrontare il Rimini da ex (5 presenze in biancorosso tra gennaio e lo stop del campionato) nel recupero di domenica contro la sua Aglianese. «Stavo molto bene a Rimini ma quella retrocessione è stata una grossa mazzata, un’ingiustizia sotto gli occhi di tutti, ho ancora l’amaro in bocca: ci abbiamo rimesso noi giocatori e un’intera città».

La sensazione è che senza Covid-19 la squadra, dopo i numerosi (forse pure troppi) accorgimenti di mercato, si sarebbe salvata facilmente… «Facilmente forse no, abbiamo visto anche quest’anno quanto sia difficile il girone B. Avevamo trovato l’assetto giusto, prima dell’interruzione della passata stagione venivamo da quattro risultati utili consecutivi. Diciamo che ci saremmo salvati sicuramente, forse passando dai play-out, ma ce l’avremmo fatta».

Fa specie che lei sia sceso di categoria. Come è arrivato all’Aglianese? «Sono rimasto svincolato in estate, ho avuto qualche proposta in C ma poi sono rimasto colpito dall’ambizioso progetto dell’Aglianese, conoscevo direttore sportivo (Vitale ndr) e qualche giocatore, così ho deciso di ripartire da qua, tra l’altro sono a mezzora da casa (Viareggio ndr). Già in passato mi è capitato di scendere: dopo che restai svincolato con il Livorno in serie B mi rimisi in gioco in Eccellenza con il Real Forte Querceta prima di rilanciarmi. Con l’Aglianese vogliamo provare a vincere il campionato».

Qualcuno della società biancorossa l’ha chiamata in estate per cercare di trattenerla in Romagna? «No, non mi ha contattato nessuno ma con la nuova proprietà magari si è voluto optare per un cambio totale».

L’Aglianese nelle ultime settimane è stata colpita duramente dal Covid-19. Com’è la situazione in questo momento? «Attualmente siamo tutti negativi, non è stato un periodo semplice e ne so qualcosa visto che anche io ho avuto il coronavirus. Sono stato praticamente asintomatico, a parte i primi 3-4 giorni in cui non sentivo odori e sapori. Ho trascorso una ventina di giorni a casa e ho cercato di proseguire il lavoro atletico grazie ai collegamenti Skype con il preparatore. La positività l’ho scoperta il 27 ottobre e devo dire che non me l’aspettavo, noi siamo sempre stati attenti rispettando tutti i protocolli ma evidentemente basta poco per essere contagiati. Dopo il lockdown della scorsa primavera ho rivissuto un po’ quell’incubo di reclusione ma è passata e dopo le visite mediche ho finalmente ripreso a lavorare con la squadra».

E’ stato giusto fermare il campionato? «In quel momento è stata una decisione intelligente. Ovviamente per noi è stata una manna dal cielo perché avevamo molti giocatori alle prese con il virus. Il Rimini stava meglio e magari avrebbe preferito giocare. Comunque l’interruzione è stata una scelta giusta ma non sfruttata al meglio perché bisognava sistemare il protocollo e far disputare più recuperi possibili, noi ad esempio non ne abbiamo giocato ancora nessuno. So che ci stanno lavorando, speriamo ne esca uno con linee guida chiare con relativo numero di giocatori minimi che ogni squadra deve avere a disposizione per poter scendere in campo. Se non verrà regolamentata la situazione, sarà difficile completare il campionato”.

La vostra ultima partita ufficiale risale al 18 ottobre contro il Forlì (3-0) mentre il Rimini ha espugnato Sasso Marconi la settimana dopo (1-3). La lunga sosta non è di certo la premessa migliore per un big match come quello in programma domenica al Neri. «Non deve essere un alibi per nessuno. Il Rimini è partito tardi in estate e poi ha riscontrato anche alcuni casi di Covid-19: una squadra costruita per un campionato di vertice che prima della sosta ha iniziato a ingranare. Tante volte voglia e testa fanno la differenza ma se devo essere sincero, seppur sia contento di tornare a giocare, avrei preferito non ripartire da una trasferta del genere. Abbiamo due rose attrezzate per fare bene, sulla carta però la grande favorita è il Prato».

Un pronostico sulla gara di domenica. «Intanto speriamo di giocare, noi scenderemo in campo per i tre punti ma sappiamo che potremmo rischiare anche di restare a mani vuote: l’importante è non perdere. Sarà una bella partita, sicuramente combattuta. Noi siamo fisici, aggressivi e fastidiosi. Torno volentieri a Rimini, è già capitato di alloggiare in hotel in occasione della trasferta con il Cattolica Sgc. Peccato che la partita sarà a porte chiuse».

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