Una delle variabili del campionato sono, in ogni squadra, gli under. Il Forlì con Enrico De Gori si è assicurato un giovane che gioca con la personalità e la freddezza di un veterano. Lo ha dimostrato, semmai ce ne fosse ancora bisogno, indirizzando a suo modo la partita con il Corticella lungo il binario della tranquillità con quel tuffo a ribattere sulla linea il colpo di testa ravvicinato di Grazioso.

«Sulla posizione corretta da tenere in occasione dei calci piazzati mi sono a lungo confrontato con il nostro preparatore. Domenica sono riuscito a restare in equilibrio senza spostare il peso del corpo così anche se la conclusione arrivava veramente da pochi metri sono stato in grado di rispondere nel modo giusto».

La modestia di Enrico De Gori che rende facili anche le parate più complicate è una delle chiavi dell’esplosione del portiere di Forlimpopoli. Con due successi consecutivi i galletti hanno in parte rimediato al ko di Rimini nel derby.

«Effettivamente in quella partita c’era stata qualche leggerezza di troppo ma questa squadra ha dimostrato di essere in grado di superare anche i momenti più difficili. Ci siamo ricompattati e abbiamo ritrovato le nostre sicurezze».

Alle porte c’è un esame rilevante, la trasferta prossima ad Agliana contro una delle squadre che puntando alla promozione non ha badato a spese. Il Forlì deve invertire un trend che dura dallo scorso campionato, una dicotomia che ha spaccato lo scorso campionato e che come ha sottolineato anche Angelini, non può ripetersi in questo.

«Non so dire esattamente quali possono essere la cause di una differenza così sostanziale, spero sia solo una questione mentale. Certo è che a casa nostra, anche senza pubblico è tutto differente, in campo si percepisce un’atmosfera diversa se vogliamo più familiare».

Con o senza pubblico come cambia? De Gori chiude così: «Una partita senza tifosi per tutto l’affetto e l’incoraggiamento che trasmettono rappresenta un’anomalia. Ma adesso è così».

Elia Ballardini, invece, si prepara allo scontro in famiglia con il fratello Erik Amedeo che milita nell’Aglianese: «In campo la famiglia anagrafica viene dopo prima c’è la squadra ed il risultato da conseguire. Mio fratello Erik è un giocatore di categoria superiore ma ha sempre avuto poca fiducia da parte degli allenatori».

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