Calcio D, Cappelli e il finale amaro del Forlì: “Da Di Fabio dichiarazioni fuori luogo”

Sfumati i play-off il Forlì è in vacanza. Dopo il rompete le righe di una stagione estenuante non c’è un attimo di respiro perché occorre programmare la prossima stagione.

Presidente Gianfranco Cappelli, soddisfatto di come si è concluso il campionato?

«Non direi, certo la speranza era quella di andare oltre la regular season, purtroppo a Bagnolo ci siamo divorati panieri di gol che ci hanno negato una soddisfazione che avremmo anche meritato. In questo non sono d’accordo con i leoni da tastiera che definiscono questa stagione fallimentare».

Una giornata che ha coinciso con le dimissioni del diesse Carlo Di Fabio come commenta le parole dell’addio?

«Mi sono sembrate dichiarazioni fuori luogo e posso smentire categoricamente sia che ci siano stati problemi in società sia che qualcuno gli abbia infilato il coltello nella schiena. Il diesse non ha niente da recriminare ed è stato retribuito per il suo lavoro. Adesso fa finta di non avere colpe ma i giocatori li ha scelti lui. Voglio anche rispondere che non sono più un bambino e so scegliere le persone da cui farmi consigliare».

Di Angelini invece cosa può dire?

«Obiettivamente la squadra ha fatto un buon finale di campionato ma il risultato conclusivo non è quello che speravamo all’inizio. Personalmente non ho mai illuso nessuno con serie A o B, ci sono le registrazioni, ho parlato di Lega Pro in un quinquennio».

Quindi non resterà e come nuovo tecnico circolano i nomi di Mattia Gori, Mauro Antonioli e Francesco Buglio: Gori era in tribuna contro il Prato e ha preso molti appunti…

«Ci sono tanti candidati ma prima dobbiamo fissare altre basi».

Quindi adesso da dove si riparte?

«Il primo passaggio riguarda l’individuazione di un direttore sportivo che ci possa dare un mano nella ripartenza determinando in prima battuta la scelta del nuovo allenatore».

Il sogno è Di Battista, dopo le sue dimissioni dal Piacenza, ma intanto avete avuto colloqui con Laurino, che è legato a Gori, e Sabbadini, oltre alla eventuale promozione di Longobardi: com’è la situazione?

«I nomi non sono solo questi: ho il telefono caldissimo perché direttori e giocatori si propongono di continuo per venire in una piazza prestigiosa per la Serie D con impianti di alto livello. Noi cerchiamo un direttore che non abbia pretese esorbitanti e al momento non c’è un favorito».

L’allargamento societario è un percorso che va avanti?

«Chi vuol dare una mano è il benvenuto e compie un atto di grande cortesia ma il cda resta quello attuale: io detengo oltre il 40 per cento e insieme a chi mi accompagna arriviamo al 60. Se qualcuno mi vuole fuori, venga con moneta sonante e acquisti le quote».

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