Calcio C, Zocchi: «Un’Imolese giovane per puntare a crescere»

Al Bacchilega c’è qualcuno che “la parata” (perché così verrà ricordata quella di Rossi su Barbuti allo scadere) non l’ha ancora vista. Quel qualcuno è il direttore sportivo Moreno Zocchi, che gli ultimi 5 minuti di Imolese-Fano se li è fatti raccontare, visto che si era nascosto alle spalle della tribuna del Romeo Galli. Poi Mercenaro fischia tre volte, parte la festa e Zocchi ricompare…

Partiamo dalla fine. Lombardi lancia la carica della squadra verso di lei per la festa della salvezza: un bel segnale, non trova?

«Non avevo bisogno di quella dimostrazione per sapere che tipo di stima bilaterale c’era da parte mia e da parte loro. Sono stato due settimane con segni neri al braccio, qualcuno mi ha stretto davvero forte. Non ho ancora riguardato la partita, ci sono stati 5 minuti in cui ero dietro la tribuna: un’emozione così forte era un pezzo che non la provavo».

A fine partita, lei dichiara che la gestione della SMS in panchina non sapeva quanto fosse replicabile per il prossima campionato. Un mese dopo come la pensa?

«L’ho detto non perché sapessi o meno che fosse sostenibile, l’ho detto perché non è una decisione mia ma del presidente. Stiamo discutendo con lui proprio di questo, prenderemo una decisione in un paio di giorni sulla composizione dello staff tecnico del prossimo anno».

Percentuali in un senso o nell’altro?

«Non ne faccio, però le cose che ho detto al presidente non le devo nascondere. Sotto l’aspetto motivazionale, la sua presenza negli spogliatoi ha portato qualcosa di importante ai giocatori e questo lo hanno riconosciuto anche loro. Sono convinto che quell’intervento abbia dato la svolta verso la salvezza».

Un anno fa, dopo l’Arzignano, Spagnoli parlò di mercato da fare con “fantasia e passione”. Stavolta serviranno entrambe al quadrato?

«Non deve essere un mercato diverso da quello di anno scorso, a grandi linee il budget sarà uguale. Non possiamo pensare di fare una squadra diversa dal passato e faremo una squadra con 5 under che debbano avere le caratteristiche che cerchiamo: attaccamento, passione e voglia di conquistarsi un posto che devo dire è successo con tutti i giovani che avevamo in questa stagione. Ci sono state chiaramente difficoltà che sono andate oltre a quelle che pensavamo, trovare una squadra che faccia globalmente 4 punti in 20 partite e che poi si salvi non è facile».

Ci sono tre ritorni in attacco: Stanco, Padovan e Chinellato. Cosa farete?

«Polidori, Sall, Chinellato, Stanco, Padovan: penso che un attacco del genere una squadra che è arrivata ottava nel nostro girone non lo aveva. È chiaro che per l’Imolese un attacco così non è economicamente sostenibile e quindi su un 50% di questo attacco dovremo intervenire per il nostro budget. La speranza di tutti è quella di aver finito la squadra a fine agosto e vorrebbe dire essere riusciti a liberarci dei contratti pesanti che abbiamo in attacco: non faremo scambi, abbiamo portato ad Imola l’anno scorso tutti giocatori che volevamo. Noi prenderemo solo ciò che ci serve».

Sarà quindi un mercato di attesa?

«E’ normale che sia così. Quale è una società di C che può comprare attaccanti entro fine giugno? Ci sono quelle che possono spendere cifre importantissime e ci sono società come l’Imolese che devono fare il passo lungo come la gamba per non rischiare di fare una brutta fine come capita ogni anno a qualche società di C. Pur avendo una proprietà che è molto importante, non bisogna sbagliare e fare sì che si stufi a mettere fuori soldi: questa gestione dell’Imolese è unica, per capirne lo spessore il 10 giugno ha pagato il mese di maggio e giugno, tutto compreso con i premi. Non credo che ce ne siano tante in Italia ad avere fatto questo».

Giovani che verranno: meglio prenderli con un anno di esperienza in C oppure uscenti dalla Primavera?

«Dipende dai costi. Se potessi spendere, prenderei comunque dei giovani: mai farei una squadra solo di vecchi perché non mi sembrerebbe giusto. Una piazza come Imola deve avere una squadra che lanci giovani per provare a puntare più in alto possibile. Siamo stati la seconda squadra per minutaggio dopo la Casertana: non possiamo agire sul mercato in modo diverso da quanto è stato fatto anno scorso».

Giovani che partiranno: su Torrasi bussa forte il Cittadella, su Angeli il Frosinone. Partenze sicure?

«Di sicuro nel calcio non c’è nulla. Le prime telefonate sono per capire quanto può essere la cifra giusta da proporre all’Imolese: finora sono arrivate offerte basse (squilla in quel momento il telefono e c’è Marchetti del Cittadella di là, ndr). I ragazzi giovani, se hanno possibilità di migliorare, è giusto che vengano accontentanti: però è necessario che tutti siano contenti. Non è giusto che Imolese accetti la prima offerta che arriva per ogni ragazzo che abbiamo avuto la fortuna di avere, perché comunque è stata una fortuna reciproca visto che loro hanno avuto quella di avere alle spalle l’Imolese che, nonostante si stesse giocando la vita sportiva, ha continuato comunque a puntare su di loro. Quando arriverà una offerta congrua, ci ritroveremo con la società e decideremo cosa fare: l’Imolese davanti ad un’offerta congrua, non deve dire no al salto di categoria ai nostri ragazzi».

Si aspettava di essere esonerato quel lunedì 12 aprile quando Spagnoli ha buttato per aria la tovaglia rossoblù?

«Ci poteva stare. Certamente ci stava, perché avrebbe fatto parte del calcio: avrei accettato la decisione sapendo che fra 3 anni avremmo detto che nell’Imolese che si è salvata con il Fano erano passati 6-7 giocatori che ora sono in Serie A e in Serie B. E questo non penso sia mai successo a Imola…».

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