Calcio C, Robert Lewis: «Al Cesena servono pazienza e tempo. Noi non siamo spacconi e su mio figlio Luca…»

Robert Lewis avrebbe sognato di tagliare il traguardo dei 58 anni e di festeggiare il suo primo compleanno da co-presidente del Cesena con una classifica diversa. Ma in fondo non è preoccupato. Anzi, è piuttosto sereno e non vede l’ora che l’arbitro fischi l’inizio di Cesena-Recanatese. «Ci mancherebbe – racconta dopo aver varcato la porta di uno degli sky box del Manuzzi – siamo ancora a fine settembre e non a maggio. Servono pazienza, tempo e spazio alla squadra e allo staff per trovare l’amalgama migliore, ma siamo sulla buona strada».

Lewis, come si è spiegato questa falsa partenza del Cesena?

«Spesso abbiamo pagato qualche episodio imprevisto, come in occasione della partita di sabato. A volte abbiamo sprecato troppo, ma in fondo solo a Fermo non abbiamo disputato una buona partita. I punti che abbiamo non ci rendono giustizia».

Fiducia totale nello staff tecnico e nella squadra, quindi?

«Certamente, per quanto mi riguarda non è cambiato nulla da quest’estate. Anzi, ci sentiamo ancora più forti e ancora più uniti. Abbiamo totale fiducia non solo nello staff e nella squadra, ma anche nelle nostre scelte. E poi, come ho già detto, siamo solo all’inizio: ieri (mercoledì, ndr) a Roma all’assemblea della Lega Pro erano quasi più preoccupati i presidenti che oggi sono davanti di quelli che si trovano più indietro in classifica, proprio perché la partenza è importante, ma poi contano di più gli altri mesi».

Tornasse indietro, direbbe di nuovo che l’unico obiettivo è vincere il campionato? Non pensate di aver caricato troppo l’ambiente e anche la squadra di ulteriori responsabilità?

«Ci tengo a fare chiarezza su questo. Non abbiamo mai voluto fare gli spacconi e io non ho mai detto “dobbiamo vincere e basta”. Ho detto che vogliamo fare tutto il possibile per vincere e il primo passo da fare era costruire una squadra così. Poi, quando comincia un campionato, è naturale avere l’obiettivo di vincere, ma chi non ci vorrebbe provare? Ripeto: noi abbiamo fatto il massimo per provarci».

La gestione dei portieri è stata molto discussa, a cominciare dalla scelta di inserire suo figlio Luca. Come è stata presa questa decisione?

«A gennaio, quando siamo arrivati, Luca aveva concluso la sua esperienza nella serie A statunitense. Aveva ricevuto alcune richieste, tra cui quella del West Bromwich Albion (club inglese che milita in Championship, ndr), ma lui preferisce il calcio italiano e ha scelto di aspettare nei primi cinque mesi per mettersi in gioco proprio in Italia. Io non ho partecipato a questa scelta e non ho spinto affinché rimanesse, anche perché qua fino allo scorso maggio non avrebbe potuto giocare (era tesserato ma fuori lista, ndr). Quest’estate il nostro staff tecnico ha ritenuto che potesse far parte del gruppo e per questo oggi è qua. Io non avrei mai obiettato nulla e soprattutto non avrei mai messo in difficoltà lui o i nostri tecnici imponendo una scelta se non fossero stati loro a dirmi che Luca ci sarebbe potuto stare bene dentro a questo gruppo. Tra l’altro, quest’estate, aveva avuto altre richieste in Italia».

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