Presidente Corrado Augusto Patrignani, come archivia il suo 2020?

«Che sia stato un anno epocale, che sinceramente non vorrei mai più rivivere per tanti motivi, non credo di averlo detto solo io. Però io posso aggiungere un grazie speciale»

Rivolto a chi?

«Alla squadra. I giocatori hanno reso indiscutibilmente migliore il 2020 con questo straordinario filotto di risultati positivi e di vittorie. Per noi l’anno era iniziato con una serie di delusioni, dalle sconfitte all’esonero di Modesto, ma per fortuna è finito come nessuno di noi avrebbe pensato, a -2 dal primo posto. E non è stata l’unica vittoria di quest’anno».

A cosa si riferisce?

«Beh, siamo riusciti a chiudere il bilancio con un disavanzo lievissimo, di circa 70mila euro, senza praticamente intaccare il patrimonio sociale. Insomma, abbiamo chiuso l’anno del Covid a due punti dal primo posto e senza un bagno di sangue che a marzo iniziavamo a temere. Due obiettivi che siamo riusciti a realizzare grazie al lavoro della società, dei tecnici e dei giocatori. Insomma, del Cesena intero».

Qual è stato il suo momento più bello del 2020?

«Troppo facile: il gol di Zecca contro la Sambenedettese. Se ci ripenso, quella partita è la fotografia del nostro 2020, è stata la vittoria-simbolo di un anno durissimo. Allargando il tiro, scelgo la crescita degli ultimi due mesi, durante i quali è stato davvero un piacere guardare le partite del Cesena. A Imola, ad esempio, abbiamo vinto una sfida difficile da grande squadra».

E il momento più brutto?

«Tralasciando lo stop a marzo, il lockdown e l’incertezza prolungata di primavera, scelgo un giorno: sabato 24 ottobre. La giornata che abbiamo vissuto a Carpi è stata tremenda, con il Covid che entra nello spogliatoio, la paura dei giocatori, l’incertezza, l’aria pesante, la possibilità di non giocare. Mi auguro di non rivivere più una giornata così».

Qual è stata la scelta più semplice che avete fatto durante questo 2020?

«La conferma di Viali. Che poi non è stata neppure una vera e propria scelta, perché noi avevamo già deciso di ricominciare con lui. Fin dal primo giorno abbiamo avuto un’ottima impressione, poi è stato bravo a dare un’impronta immediata alla squadra dell’anno scorso e a quella di quest’anno».

E’ stato più difficile scegliere Zebi?

«No, anche se personalmente non lo conoscevo. Ma il primo giorno mi ha davvero impressionato: entusiasmo, passione, umiltà e qualità. Ho capito subito che sarebbe stato il direttore sportivo ideale per il Cesena, soprattutto perché questo sarebbe stato un anno-chiave per il nostro percorso».

In che senso?

«Quando siamo entrati, dopo il fallimento, avevamo solo un obiettivo: vincere. E del come vincere non ci interessava. L’anno scorso ci siamo confrontati con una categoria che non conoscevamo ed eravamo oggettivamente tutti impreparati, ad eccezione del direttore sportivo. Ma per mettere le basi, l’anno giusto era questo, al netto del Covid. E anche grazie alle idee di Zebi le basi le stiamo mettendo, perché oggi il Cesena ha tanti giocatori di proprietà e tanti contratti pluriennali».

Scadono a giugno, invece, i contratti dello stesso Zebi e di Viali.

«Il Consiglio non ha ancora affrontato l’argomento, ma i risultati parlano per loro e chi lavora così bene è difficile che alla fine venga cacciato (sorride, ndr). A livello personale, dico che chi lavora con questa qualità di solito resta…».

Nel 2020 il grande assente è stato il pubblico. Cosa si aspetta in vista del nuovo anno?

«Noi abbiamo messo in preventivo di giocare le ultime 7-8 giornate di campionato con il pubblico. Magari non entreranno diecimila persone, ma contiamo di rivedere il Manuzzi aperto e finalmente rumoroso».

Come si pianifica il 2021 in questo contesto così particolare?

«Oggi è quasi impossibile, perché non sappiamo davvero come chiuderemo e cosa ne sarà del pubblico. Vedremo, ma non siamo preoccupati come lo eravamo dieci mesi fa».

A giugno scadrà il vostro progetto triennale presentato nell’estate 2018. Che aria tira oggi tra i soci?

«Un’aria sana e serena. I soci hanno già detto che vogliono continuare, poi magari non lo faranno tutti, ma quasi tutti. Ma non è questo il punto. Non ci sarà nessuno scioglimento della compagine societaria, innanzitutto perché siamo tutti grandi tifosi e i tifosi non lasciano. Posso garantire una solidità e una continuità che non si interromperanno quest’estate, poi è chiaro che abbiamo bisogno di aiuto, innanzitutto dalla Federcalcio e dal Governo. Ma il nostro futuro non è a rischio».

Oggi il Cesena è un prodotto più appetibile rispetto a quest’estate?

«Il Cesena è sempre stato appetibile perché non è solo una squadra o un club, ma innanzitutto un vanto italiano. Quindi, chi vuole entrare, non può farlo senza aprire il portafogli o mettendo solo una cifra che anche noi siamo in grado di garantire. Se vuoi il Cesena, devi garantire un salto di qualità importante».

In questi mesi qualcuno ha bussato?

«Bussano spesso, ma non c’è nulla di concreto e non ci sono stati incontri».

Il 4 gennaio apre il mercato di gennaio. Un anno fa avete aperto il portafogli, quest’anno cosa succederà?

«L’anno scorso era fondamentale intervenire perché le lacune erano tante e pure evidenti, ma quest’anno la musica è cambiata. Oggi la squadra non va stravolta, quindi non c’è l’idea di fare mercato come l’anno scorso. Ma se arrivano un paio di opportunità per migliorare, non ci faremo trovare impreparati».

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