La convocazione di una nuova assemblea dei soci (l’appuntamento è per lunedì 21 settembre all’hotel Da Vinci di Cesenatico), l’interesse di Stefano Bonacini, l’eccessiva rigidità dei protocolli e le solite incertezze legate al budget, oltre al “benvenuto” allo Spezia, che da ieri è ufficialmente ospite allo stadio Manuzzi fino alla fine del 2020. In sintesi, ecco gli argomenti trattati ieri pomeriggio dal cda del Cesena, convocato negli uffici di Pubblisole.

Presidente Corrado Augusto Patrignani, che clima si respira in consiglio a un mese dall’inizio del campionato?

«Per noi dirigenti continua ad essere un clima di grande precarietà e incertezza, a cominciare dai protocolli. Ora che abbiamo toccato con mano le regole del gioco, con la positività di un nostro calciatore, possiamo confermare l’inapplicabilità di queste misure. E non mi riferisco solo a una questione economica, ma anche logistica. Non è possibile, per fare un esempio, tenere per mesi un gruppo di 40 persone negative al tampone chiuse in un hotel solo perché un compagno è risultato positivo. Bisogna lasciare vivere chi sta bene e non privarlo di una vita sociale con la propria famiglia, perché così è come se andassero in quarantena anche i negativi. Il consiglio del Cesena ha manifestato queste perplessità e per questo abbiamo deciso di inviare una lettera alla Figc nei prossimi giorni: vogliamo raccontare queste anomalie, perché qualcuno prima o poi deve intervenire e cambiare».

Due settimane fa, al bagno Adriasol di Pinarella, lei ha confermato pubblicamente l’interesse di Bonacini per Cesena. Da allora, dopo l’incontro avuto dall’ex patron del Carpi con l’amministratore delegato Padovani, cosa è cambiato?

«È cambiato che, dopo la manifestazione d’interesse e l’incontro con Padovani, a noi non è arrivata nessuna proposta ufficiale. Quindi non è cambiato nulla, perché non abbiamo più visto o sentito Bonacini. È comprensibile che possa aver preso tempo, ma a Cesena non è arrivato neppure un colpo di telefono».

Come interpreta questo silenzio?

«Se io fossi interessato a una società, specialmente all’inizio di una stagione, farei, se non una proposta, almeno una telefonata per dire che la sto preparando. Da parte nostra la porta resta aperta e non c’è nessuna scadenza, ci mancherebbe. Dovesse arrivare, la valuteremmo, ma non vogliamo obbligare o forzare nessuno».

Qualcun altro nel frattempo ha bussato alla porta?

«Sul nostro tavolo c’è sempre qualcosa, ma fino a quando rimangono manifestazioni di interesse, noi non sveliamo nulla (eppure cinque mesi fa accadde il contrario, ndr)».

E’ stato definito il budget per la stagione appena cominciata?

«No, perché restano ancora le solite incognite, a cominciare dall’eventuale presenza di pubblico allo stadio. In questo senso non abbiamo saputo ancora nulla, resta la delibera di Bonacini per l’Emilia Romagna, però siamo ancora completamente in alto mare e questo ci complica i piani».

Da ieri è ufficiale il “trasloco” dello Spezia, che giocherà almeno il girone d’andata al Manuzzi. Potrebbe nascere un asse di mercato con il club ligure in questo mese?

«Perché no, ce lo auspichiamo, ne abbiamo parlato durante l’incontro avuto in Comune a metà agosto e dall’altra parte abbiamo trovato una sponda positiva. Sotto questo aspetto, il trasferimento dello Spezia potrebbe rivelarsi una buona opportunità, così come lo è sicuramente dal punto di vista economico. È indubbiamente un’operazione a noi favorevole e siamo soddisfatti di ospitare la serie A nel nostro stadio».

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