C’era una volta il “barbabomber”, quasi di casa a Ravenna con le due stagioni giocate, 65 presenze e 19 reti. Amante del centro città, lo incrociavi spesso per una pizza al Babaleus oppure, più dalle parti dello stadio, per la colazione al Caffè della Lirica. Ed era facilmente riconoscibile, sia per la barba che per il vestiario tutto sommato originale. La strada sua e quella del Ravenna sono sembrate a lungo non doversi dividere, perché nella stagione 2018-2019 il bomber di Piombino era diventato un idolo della tifoseria. Poi, però, la parabola è declinata, perché nell’estate 2019 il Parma cercò di cederlo e si decise a rinnovare il prestito solo dopo Ferragosto, quindi Nocciolini tornò in giallorosso senza una preparazione fisica adeguata e faticò a raggiungere la forma migliore. Alla fine, poi, il patatrac della retrocessione, la piazza pulita e lo sbarco in un porto molto più ricco ed ambizioso come quello di San Benedetto del Tronto. Tanto per capirci, la società marchigiana ha firmato la clausola con la quale si obbliga ad acquistare il cartellino dell’attaccante in caso di promozione.

Manuel Nocciolini, a Ravenna si stanno rivedendo i fantasmi dello scorso campionato, a tanti mesi di distanza quali pensa siano state le cause della retrocessione?

«Le cause di una retrocessione non sono mai facili da individuare: diciamo che può essere figlia di una combinazione di fattori che sono di difficile gestione e dalla quale è difficile uscire. Da parte di ciascuno, squadra e club, non è comunque mai mancata la voglia di fare bene e l’impegno costante. Credo che se il campionato non fosse stato congelato per cause di forza maggiore e avessimo continuato a giocare ci saremmo salvati sul campo».

A San Benedetto la piazza è molto importante ma c’è anche molta concorrenza per le maglie di attaccante, cosa che a Ravenna non succedeva. Come sta vivendo questa situazione?

«La concorrenza fa sempre molto bene, soprattutto se nel tuo reparto ti ritrovi giocatori del calibro di Maxi Lopez, Botta, Lescano o Bacio Terracino. Con loro ho un rapporto straordinario. Maxi, ad esempio, è un modello per tutti: per come si allena, per come si mette a disposizione della squadra. È una risorsa sia per i più grandi, sia per i più giovani e a livello tecnico e caratteriale. Da lui possiamo imparare molto».

Cosa è cambiato con il passaggio di panchina da Montero a Zironelli?

«A livello di impegno proprio nulla, perché rimane immutato: diamo il massimo per seguire le richieste dell’allenatore e metterle poi in pratica durante la gara».

Che partita si aspetta per domenica?

«Sarà una gara difficilissima: entrambi veniamo da un derby, ma con epiloghi ben diversi. Certamente il Ravenna avrà il dente avvelenato dopo il 4-0 rimediato con il Cesena e cercherà il riscatto. Me lo aspetto agguerrito e determinato dopo il cambio di allenatore operato in settimana».

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