Oltre a fare parte della ristretta categoria di ex giocatori che non sono ingrassati di un etto, martedì sera Paolo Maldini aveva talmente tante storie da raccontare, che al Grand Hotel Da Vinci si poteva serenamente fare l’alba. Alla cerimonia di consegna del Premio Azeglio Vicini, il Panathlon Club Cesena ha radunato in sicurezza il pubblico delle grandi occasioni, alla presenza della famiglia Vicini e del nuovo governatore Area Marche Lucio Montone. Sotto la regia di Dionigio Dionigi, la serata condotta da Giorgio Martino ha ribadito che dietro un campione c’è spesso una umiltà insospettabile.

Sala, la taglia 47 e il Cesena

A fine serata, il direttore tecnico del Milan si è concesso una parentesi sulla Serie C di casa nostra. «Alessandro Sala è un ragazzo in gamba che deve diventare uomo e lo abbiamo mandato a Cesena per questo. Lo conosco bene, a maggior ragione perché ha giocato in Primavera insieme a mio figlio. È una mezzala interessante, con buone qualità: curiosamente ha il 47 di piede, una misura atipica per un calciatore, ma ha le doti giuste per emergere. Mi auguro davvero che possa fare bene a Cesena. Lo spero per il Cesena e ovviamente anche per il Milan».

Maldini e Vicini

Così Gianluca Vicini nella motivazione del premio: «Mio padre Azeglio, parlandomi di Paolo, mi diceva: “un giocatore che gioca oltre 1000 partite in carriera è un qualcosa fuori dal normale”. Rendiamo il giusto tributo a un professionista che ha sempre camminato a testa alta, senza sotterfugi o compromessi. E questa sera (martedì, ndr) noi premiamo innanzi tutto la persona prima del campione».

Dionigio Dionigi, fraterno amico di Vicini, ha aggiunto: «Quando mi parlava di Maldini, Azeglio ripeteva sempre la stessa frase: “Incredibile che non abbia vinto il pallone d’oro”. Questo basta a spiegare la considerazione che aveva di lui».

Una volta al microfono, Maldini è partito così: «Grazie per tutte queste belle parole su di me. Io in 25 anni ho sempre cercato di fare quello che mi riusciva bene, ovvero giocare a calcio, restando possibilmente umile, provando a vincere senza dimenticare i valori che mi ha trasmesso la mia famiglia. Sono valori che oggi si sono un po’ persi, con i ragazzi che a volte si dimenticano di quello che possono essere per gli altri».

L’esordio

Maldini ha poi ricordato l’esordio in Nazionale maggiore del 31 marzo 1988 a Spalato, all’età di 19 anni. «Vicini iniziò a farmi entrare nel giro della Nazionale già quando avevo 17 anni, poi quel giorno contro la Jugoslavia avvenne il mio debutto. Era una amichevole importante che si giocava tre mesi prima dell’Europeo e ricordo un clima molto particolare: la Jugoslavia stava iniziando a disgregarsi e il pubblico croato fischiava il serbo Savicevic».

Il calcio e la famiglia

Maldini per anni è stato “il figlio di Cesare”, ora è “il padre di Daniel e Christian”. Come vive oggi da genitore il rapporto tra padre e figlio calciatore? «Da ragazzo, odiavo i ritorni in auto del figlio al fianco del padre al termine della partita. Ora invece è mio figlio che odia il ritorno in auto con il padre. Perché il giudizio di tuo padre è la cosa peggiore che ti possa capitare dopo la partita. Da dirigente del Milan sto imparando: è una esperienza che mi arricchisce e devo ringraziare Leonardo che a suo tempo mi diede questa occasione». Maldini ha smesso di giocare a 41 anni e ora il Milan viaggia trascinato da un altro veteranissimo: «Ibrahimovic? Certi giocatori sono diversi dagli altri e lui è uno di questi». Alla serata hanno partecipato anche i sindaci di Cesenatico e Cesena Matteo Gozzoli ed Enzo Lattuca, l’ex allenatore del Milan Alberto Zaccheroni e un amico di vecchia data di Maldini come Lorenzo Minotti.

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