Il Cesena ha fatto un deciso passo in avanti per conciliare l’emergenza sanitaria con la tutela di tifosi e sponsor, ovvero il motore di tutta la gestione sportiva. Lo ha fatto tramite le parole dell’amministratore delegato Gianluca Padovani, che punta ad uno stadio Manuzzi senza settore ospiti per la stagione sportiva 2020-2021. È una idea sensata? Sì. È di difficile applicazione? Sì.

Logica

Un Manuzzi senza settore ospiti e con la curva Ferrovia estesa al tifo di casa risponderebbe alle esigenze più immediate dell’emergenza sanitaria. Salvo rare eccezioni, in C non ci sono esodi di massa di tifosi come in A e in B, ma si limitano comunque spostamenti da città a città. In più uno stadio tutto dedicato ai tifosi locali permette di gestire al massimo il distanziamento.

Non sarebbe il calcio a cui siamo abituati, perché l’atmosfera dello stadio vive delle passioni opposte di due tifoserie, ma come soluzione provvisoria è sempre meglio delle porte chiuse e delle partite in un clima da sala d’attesa del dentista.

Percorso complesso

C’è poi la realtà dei fatti, che dice che il cammino sarà tutt’altro che agevole. Intanto il regolamento federale impone di avere un settore ospiti ed è un vincolo inciso nel piombo. L’intenzione del Cesena è consorziarsi con altre società per fare fronte comune, ma basterà appoggiarsi all’emergenza sanitaria per cambiare le cose in tempi brevi.

L’illusione di un passo in avanti era legata al decreto dell’Emilia Romagna che integra il Dpcm, un decreto regionale che permette dal primo settembre eventi con la partecipazione fino a 1.000 persone. Nell’articolo 2 del decreto regionale si evidenzia come nel caso di eventi nazionali ed internazionali questa cifra possa essere alzata, nel rispetto delle norme di sicurezza.

La Regione frena

Basta quindi rivolgersi alla Regione per avviare la procedura per un Manuzzi tutto bianconero? No. Fonti dalla stessa Regione Emilia Romagna precisano che il percorso è molto più complicato. Innanzi tutto per aumentare il parametro dei 1.000 spettatori serve l’assenso del Comitato Tecnico Scientifico, che al momento ha invece dato un parere negativo. La Regione Emilia Romagna è pronta a recepire nuove aperture che però devono giungere dal Governo centrale: il rischio in questi casi è quello dell’anarchia tra i vari territori, con un Cesena-Virtus Verona che si svolge con certe regole e un Virtus Verona-Cesena con altre.

Di conseguenza, per un Manuzzi monocolore servirebbe innanzi tutto l’assenso del Comitato Tecnico Scientifico e l’avvio successivo di un nuovo percorso normativo che coinvolga il Ministero dello Sport e poi a cascata le singole Regioni. L’ordinanza dell’Emilia Romagna ha dato qualche spiraglio, ma da sola non basta: il Cesena e altri club alleati ora possono imbastire una proposta e poi imboccare un percorso obbligato tracciato dalla burocrazia e dai regolamenti. Nei prossimi giorni è attesa l’uscita di un nuovo protocollo sugli stadi e forse il quadro sarà più chiaro, nel bel mezzo di una estate del calcio dove per ora il problema è riuscire a parlare di calcio.

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