Emanuele Valeri, che effetto le ha fatto lasciare il Cesena dopo due anni per salire in Serie B?

«Beh, quando l’altra sera ho salutato tutti i miei compagni ad Acquapartita mi sono emozionato: due anni a Cesena non si possono dimenticare, specialmente se vinci un campionato al primo tentativo e diventi titolare anche l’anno successivo in C. Però la carriera di un calciatore è fatta di step e per me questo trasferimento in B è un ulteriore salto in alto che mi sono guadagnato sul campo. Saluto un gruppo meraviglioso e una città che mi ha dato tantissimo e che porterò sempre dentro, perché fare il calciatore a Cesena è un grande privilegio, soprattutto dentro a quello stadio».

Il suo feeling con la città e con la squadra è stato immediato…

«Beh, diciamo che è stato fin troppo semplice, nel senso che è impossibile non stare bene da voi. Cesena è la Romagna, un posto magico e accogliente come voi romagnoli. Io mi sono affezionato a Cesena non solo per il posto, per la cucina o per la squadra, ma anche per l’affetto che sa trasmettere la gente. Mi sono sentito a casa fin dal primo giorno. E poi c’è questa venerazione per chi indossa la maglia del Cesena che rende tutto ancora più bello».

Cosa le hanno dato queste due stagioni a Cesena?

«Intanto la fortuna di giocare per due anni consecutivi in uno stadio dove ci sono sempre 10.000 spettatori che tifano per te, che ti spingono, che ti accompagnano sulla fascia. Poi ho avuto la possibilità di conoscere tanti compagni straordinari e di lavorare per una società seria, che mi ha sempre dato fiducia. Io mi sono trovato bene con tutti, è stato un onore fare questo percorso assieme e soprattutto, se mi guardo indietro, cominciare a vincere insieme. Perché il campionato di Serie D non lo scorderemo mai».

Lei fu il primo acquisto di Pelliccioni due estati fa e debuttò nella prima amichevole a San Mauro Pascoli quando la società non si era ancora formata ufficialmente davanti al notaio…

«Se ripenso a quel pomeriggio, mi vengono i brividi e mi passano davanti due anni splendidi. Quel giorno il Cesena non esisteva ancora. C’era solo un gruppo di sconosciuti, che ancora oggi ringrazio, e la curva. Con questi ragazzi, che ci tengo a ricordare, abbiamo trascorso i mesi più difficili e cominciato un percorso insieme, che è diventato presto travolgente».

Qual è il podio dei suoi ricordi più belli con la maglia del Cesena?

«Al terzo posto il fischio finale di Vastese-Cesena, dopo una partita rocambolesca e durissima. In quel momento ho capito che avremmo vinto il campionato. Al secondo posto il primo gol realizzato al Manuzzi sotto la curva Mare, contro l’Isernia: un diagonale perfetto su assist di Alessandro. Il primo posto è scontato: Giulianova. La festa in campo è stata indescrivibile e non la dimenticherò mai».

Un anno fa in C ha cominciato tra alti e bassi, poi non è più uscito dal campo.

«Il momento più bello dell’ultimo campionato è il gol realizzato a Ravenna e non solo per la bellezza di quel tiro al volo, ma anche per l’importanza. Se avessimo perso il derby, sarebbe stato un bel problema. Ma in C ogni partita è stata fondamentale e mi ha fatto crescere, perché naturalmente il livello era sempre più alto».

Chi e cosa le mancherà di più di Cesena?

«Andrea Ciofi. Ci conosciamo da due anni, abbiamo condiviso praticamente tutto, siamo diventati come fratelli, mi mancheranno i viaggi di ritorno insieme e il nostro rapporto speciale. Poi dico il Manuzzi, che considero la mia prima vera casa, perché anche il Via del Mare di Lecce è uno stadio grande e prestigioso, ma lì ho giocato giusto un paio di partite e non mi sono mai sentito protagonista, mentre a Cesena i tifosi mi hanno sempre considerato un giocatore importante. Poi De Feudis, fondamentale per la mia crescita, Angelini e il suo staff».

In due anni passa dalla D alla B e ora avrà un allenatore come Bisoli legatissimo a Cesena.

«E’ un salto in alto molto lungo ma anche stimolante. Mi hanno raccontato di Bisoli, so che a Cesena è un monumento perché ha vinto più di tutti e che non guarda al curriculum o alla carta d’identità. Non vedo l’ora di cominciare a lavorare con lui».

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