Definirlo un dirigente abbastanza attento ai conti è un po’ come dire che Jorge Mario Bergoglio è abbastanza religioso e Zlatan Ibrahimovic è abbastanza soddisfatto di se stesso.

I conti in ordine sono la storica ossessione di Daniele Martini e gli ultimi mesi di emergenza sanitaria hanno avuto l’effetto di un ventilatore puntato sui fogli della sua scrivania.

«Spesi 70.000 euro»

Nell’ultima versione del protocollo della Figc per squadre professionistiche, non si menziona espressamente l’esigenza di una quarantena in ritiro per una squadra. Il Cesena invece di ritiri ne ha già vissuti due in tre alberghi. Nel primo in estate (positività di Campagna) ha trasferito un gruppo di 45 persone per 3 giorni all’Unaway di Pievesestina e per altri 7 giorni al Miramonti di Acquapartita. La seconda puntata a fine ottobre, con una decina di giorni divisi tra Correggio nel post Carpi-Cesena e all’hotel Lungomare di Villamarina per le positività di Capellini, Longo e due membri dello staff. Il secondo ritiro ha avuto numeri più contenuti e ha coinvolto le 31 persone in viaggio in pullman per la trasferta di Carpi di sabato 24 ottobre. «Sommando i due ritiri e i controlli sanitari da effettuare a tutto il gruppo – parte Martini – il totale fa una spesa di circa 70.000 euro. Con quei soldi ci compri un buon giocatore di C. Nostro malgrado siamo finiti in una situazione particolare e non voglio fare polemica con nessuno, ma se capita un’altra volta, qui diventa dura…».

L’utilità presunta del ritiro

Il Cesena Fc vuole tenere un profilo basso nei confronti dell’Asl locale, ma resta evidente la differenza di metodi anti-Covid rispetto ad altre squadre professionistiche a cui è stato concesso l’isolamento domiciliare ai tesserati. La positività successiva riscontrata a Viali alimenta i dubbi sull’efficacia del ritiro, anzi: tenendo conto dei trasferimenti in pullman per gli allenamenti, c’era il fondato timore che le possibilità di contagio si estendessero. Oltre ai soldi, quanti punti in classifica ha perso il Cesena con i contagi di ottobre e il ritiro? «Come minimo uno a Carpi – riparte il direttore generale – il Carpi non è superiore a noi e giocando regolarmente alle 15 del sabato, forse avremmo visto qualcosa di diverso. Il Padova invece ha meritato di vincere».

Di fronte a spese impreviste, il Cesena chiederà subito uno sforzo supplementare ai soci? «Non è questo il punto – precisa Martini – i soci sono costantemente aggiornati sulle nostre movimentazioni. C’era un delta di budget fissato e al 30 giugno 2021 bisognerà vedere invece a che punto saremo: nel caso si dovesse intervenire, i soci vengono coinvolti per forza. A tal proposito ribadisco: in una annata come questa, avere 28 soci appassionati è un bene prezioso».

Ambizioni e under

Il Cesena al momento è 14° in classifica quando nella scorsa stagione chiuse 13°. È presto per guardare la classifica oppure no? «È troppo presto per guardarla e giudicarci: da una parte abbiamo già incontrato cinque delle prime sei della classifica, dall’altra noi abbiamo una squadra impostata sui due davanti e l’infortunio di Caturano ci ha tolto parecchio in più aspetti, non solamente su quello tecnico. Quando speriamo di rivederlo in campo? Il 29 novembre (Cesena-Modena, ndr) a essere super-ottimisti, il 6 dicembre (Legnago-Cesena, ndr) restando più realisti».

La regola-base di Martini e del Cesena è: una società con i conti in ordine è il migliore biglietto da visita per potenziali nuovi soci o acquirenti. Benissimo, ma il campionato? Ci si può davvero definire ambiziosi avendo come scelta aziendale quella di fare giocare per forza 4 under? «Dipende cosa si intende per ambiziosi. Se vuol dire puntare al primo posto, allora non possiamo esserlo. Ma se essere ambiziosi vuol dire puntare ai play-off, allora noi lo siamo, e legittimamente. Il primo obiettivo è mantenere la categoria, ma noi ai play-off guardiamo eccome. Noi tutti in società respiriamo grande fiducia perché sentiamo che sta nascendo qualcosa di bello. Intanto c’è un gruppo eccezionale di giocatori: tutti bravi ragazzi, forse addirittura troppo. Quanto agli under, almeno 16 squadre su 20 nel nostro girone li utilizzano e noi sui giovani non abbiamo fatto salti nel buio, con scelte mirate e nel segno della logica del nostro direttore sportivo. Ora in classifica abbiamo i punti che ci siamo meritati, ma con il recupero degli infortunati e la crescita dei giovani, abbiamo tutto per crescere».

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