Prosegue la quotidiana battaglia del Cesena contro i costi del protocollo sanitario e sul sito del club bianconero è stato pubblicato un estratto della lettera del presidente Patrignani al presidente della Lega Pro Ghirelli. “Ormai a poche settimane dall’inizio del campionato torno a scriverle – e immagino che non siamo l’unico club a farlo – per rappresentarle che stiamo attraversando una nuova fase di immensa preoccupazione e, in qualche momento, anche di grande sconforto. Premetto il largo apprezzamento per quanto la sua Lega ha continuato a fare, distinguendosi per dinamicità e attenzione a favore dei club: la riforma del sistema del minutaggio ne è una chiara dimostrazione. E non dimentico il bonus pubblicità dal quale, in attesa di ricevere dettagli chiari sulle modalità di applicazione, i nostri sponsor potranno trarre beneficio. Restano caldi però alcuni temi che rischiano di passare in secondo piano e invece presentano problematiche quotidiane e dalla cui soluzione passa la sopravvivenza dei club. Mi riferisco innanzitutto alle criticità emerse nell’applicazione pratica del protocollo anti Covid-19 che rendono alquanto complesso il normale svolgimento dell’attività sportiva e rischiano di portare ancora ad una paralisi del mondo dello calcio, in particolare quello della nostra Lega. Siamo stati uno dei primi club a riprendere gli allenamenti – e da questa settimana lo hanno fatto anche le nostre squadre giovanili – animati dalla volontà di un progressivo ritorno alla normalità e per dare anche noi un segnale positivo alla comunità. Non ci siamo fatti scoraggiare dall’aggravio dei costi che il protocollo comporta (a questo proposito colgo l’occasione per ringraziarla dell’accordo raggiunto con FederLab che ci consente di contenerne l’onerosità), preoccupandoci invece di darne piena e scrupolosa applicazione al fine di conciliare la ripresa dell’attività con la salute dei nostri tesserati che resta il valore primario. Tuttavia questo non è stato sufficiente, come sarà venuto a conoscenza, ad evitare un caso di positività all’interno del nostro gruppo squadra. Abbiamo così fatto esperienza del protocollo di fronte ad un evento del genere e da qui nasce la preoccupazione con la quale le scrivo e che voglio condividere con Lei. Non mi soffermo neppure sull’ulteriore aggravio economico che comporta dover isolare per due settimane un gruppo di quaranta persone all’interno di una struttura quasi completamente a noi riservata ma mi chiedo e le chiedo: è immaginabile (e sostenibile) una ripetizione del protocollo se, poniamo il caso, al termine della “quarantena” dovesse manifestarsi un altro caso di positività? A nostro parere, no. E ancora, può conciliarsi questo protocollo con il normale avvicinamento ad un campionato ormai alle porte? A nostro parere, no. Non ci nascondiamo la complessità del problema e non è nostro compito suggerire modifiche o soluzioni. Quelle spettano agli esperti ma è il momento di sollevare con ulteriore forza la questione e mi rivolgo a Lei affinché, insieme alle altre componenti federali, possa farlo presso le autorità competenti – Governo e Istituto Superiore della Sanità – per addivenire ad un protocollo meno rigido e più compatibile con le peculiarità dello sport professionistico. Con quello attualmente in vigore è impensabile una ripartenza del campionato e a questo proposito la invito a considerare, ove necessaria, una presa di posizione forte che preveda anche l’ipotesi di un rinvio dell’inizio del torneo”.

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