Calcio C, De Sarlo: “Piano triennale per la nuova Imolese”

Antonio De Sarlo, come si è sviluppata la trattativa per l’acquisto dell’Imolese?

«L’idea iniziale era stata quella di trattare altre società ma abbiamo visto che tutte presentavano situazioni molto critiche per cui abbiamo abbandonato questi percorsi e siamo andati decisi sull’Imolese. C’è stato poco da dire e poco da trattare: abbiamo subito percepito che la società era in regola sotto tutti i punti di vista per cui la trattativa si è chiusa nel giro di 15 giorni. Diciamo che ci siamo resi conto che l’Imolese era la società giusta rappresentata da persone giuste in un mondo dove spesso ci sono situazioni improvvisate e magari anche degli sciacalli. Noi non vogliamo fare sciacallaggio né essere quelli del mordi e fuggi: l’idea per cui abbiamo acquistato l’Imolese è quella di un progetto che duri nel tempo per cui avevamo bisogno di acquistare una società sana come l’Imolese, integra, senza debiti e senza rateizzazioni fiscali che non è facile trovare nel mondo del calcio. Questo è un vantaggio perché non hai l’Erario che ti rincorre come può capitare in altre realtà».

Che impressione le ha fatto la vecchia proprietaria Fiorella Poggi?

«È una persona che vive l’impresa come la vivo io, 24 ore al giorno: è una persona molto pragmatica e professionale con un grande spessore imprenditoriale. I conti dell’Imolese erano tutti a posto perché è stata trattata come un’azienda: se io sono titolare di altre aziende ed ho una immagine deve essere quella per tutte le mie società, compresa quella di calcio. Fiorella ha mantenuto l’Imolese esattamente come se fosse una azienda di famiglia: l’Imolese è una delle pochissime a livello nazionale così in regola, spesso se ne trovano una peggio dell’altra con indebitamenti e chi te la vende ti chiede di pagare il pregresso».

Come nasce il suo rapporto con il calcio?

«Io nasco più “motorista”, se così si può dire: sono andato in giro per l’Europa per seguire mio figlio Antonio Junior nelle sue gare di motocross. Purtroppo poi 2 anni fa è morto in un incidente stradale: per non andare al manicomio e cercare di non pensare sempre alla tragedia che mi ha colpito, mi sono avvicinato di più al calcio in questo ultimo periodo. In ogni caso lo seguivo in maniera assidua già da 4 anni visto che comunque mio figlio Pasquale gioca a calcio da quando aveva 8-9 anni».

Come nasce il suo rapporto con Martone?

«Conosco Martone da un paio di anni da quando abbiamo lavorato assieme per cercare di acquisire l’Avellino. Da quei giorni abbiamo avuto rapporti e confronti, la percezione che è una persona pulita, una delle meno peggio…».

Prego?

«Mi spiego. Il dialogo che sto facendo con lei, lo faccio anche con lui perché sono una persona sincera: al momento, come gli dico sempre, lui è una persona pulita, di ambizione, prospettiva e competenza. Questo anno di confronti e girovagare che abbiamo fatto per acquisire una società ha fatto sì che ci siamo conosciuti ancora meglio».

La vedremo ad Imola solo per le partite, giusto?

«Io sono preso da impegni lavorativi delle mie aziende. Anche la società di calcio è una azienda: la mia necessità è quella di avere qualcuno operativo in loco per cui ho la necessità di avere un referente come Martone al quale delegare tutto. Condividiamo assieme alcune iniziative, lui è una persona che ha la mia massima fiducia: daremo spazio ai giovani, Martone farà tutto per l’Imolese, mi interfaccio quotidianamente con lui e le decisioni le prenderà lui. Io ho dato un budget, se si supera si torna a casa tutti…».

In che senso?

«Nel senso che il budget è prefissato per un progetto triennale. La società non deve andare in fallimento, mi aspetto che si faccia un po’ meglio di quanto hanno fatto Poggi-Spagnoli: se loro hanno fatto 10, noi cercheremo di fare 11».

Mordi e fuggi, sciacallaggio, fallimento. Parole che non sono nel suo vocabolario: una rassicurazione per i tifosi che hanno visto con perplessità il suo arrivo ad Imola…

«Le idee sono molto chiare: trimestralmente faremo il punto della situazione dal punto progettuale-tecnico-economico. Se le cose non andranno bene in quel momento, o non funziona Martone o non funziona qualcos’altro ed andremo a vedere come operare. L’Imolese non si dovrà trovare ad andare a sbattere contro un iceberg di debiti».

Cosa porterà della sua esperienza industriale nel calcio?

«La mentalità industriale è quella di trasferire a Martone una condotta di impresa nel massimo della trasparenza, della legalità e della linearità di quanto dovrà essere fatto ad Imola. Tutti i numeri e tutti i conti dovranno essere a posto: ora si parte con un progetto triennale, con orgoglio e professionalità. Non ci si deve avventurare nel bosco senza avere una bussola. Se qualcuno non rende va a casa».

Martone “uber alles”, in ogni caso…

«Martone per me è un addetto ai lavori che ha le capacità per portare avanti questo progetto: lo affiancheremo dal punto di vista amministrativo ed economico ma lui avrà operatività su tutto».

Che società sarà la prossima Imolese?

«Non sarà la società “dell’amico dell’amico” e questo varrà per tutto, anche per mio figlio Pasquale. Io da genitore gli posso dire: “sono a Imola, se vuoi venire ok ma è il campo che decide”».

Ha già incontrato il sindaco Panieri?

«Ho parlato con il sindaco Panieri il giorno dopo aver acquisito l’Imolese. È un aspetto secondo me doveroso: in un paese le istituzioni sono il parroco, il sindaco e il maresciallo dei carabinieri e con tutti ci deve essere condivisione e non ci deve mai essere astio. Ho trovato in Panieri un sindaco dinamico e comunicativo, fra noi c’è stato un incontro cordiale nel quale lui mi ha chiesto che con i giovani si dovrà fare meglio di chi ci ha preceduto e non peggio: come genitore e uomo d’impresa, sposo in pieno questa sua richiesta e non ci saranno assolutamente tagli al settore giovanile».

Già, il settore giovanile: cosa si sente di dire ai genitori dei giovani rossoblù in questo momento?

«Noi lavoreremo tanto per i giovani: il nostro piano triennale programmato con Martone è assolutamente quello di sviluppare sempre di più il settore giovanile e di curarlo in certi aspetti che, al momento, erano trascurati come per esempio gli spogliatoi dei ragazzi».

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