Calcio C, De Rose: "Toscano mi ha detto: vieni a Cesena e riempiamo lo stadio"

Francesco De Rose, cosa ha pensato sabato quando tutto il Manuzzi si è alzato in piedi al momento della sua sostituzione?

«Mi sono fermato e girato per vedere tutto lo stadio e mi sono emozionato. Non mi aspettavo di ricevere questo omaggio, ringrazio di cuore chi mi ha applaudito, vi assicuro che i brividi ti vengono anche a 35 anni e dopo 500 partite. Quegli applausi per me sono un orgoglio e soprattutto sono la mia benzina».

Escludendo un’esperienza a Bolzano, lei non aveva mai giocato al Nord. Tra le tante città in cui ha vissuto, cosa ha di diverso Cesena?

«Cesena è un’altra città del Sud con la passione che hanno al Sud. Mi hanno stupito i bambini che vengono allo stadio. Hanno la cultura del calcio e della partita, sono educati e dolci e soprattutto hanno un fortissimo senso di appartenenza. Vederli con la maglia del Cesena è bellissimo ed è altrettanto bello sapere che il loro idolo è Corazza o magari Saber e non Ronaldo oppure Ibrahimovic».

Lei ha 35 anni e in carriera sfiora le 500 partite da professionista. Qual è il suo segreto per giocare ancora a questi livelli?

«Non ho un segreto, io mangio bene, vivo la mia famiglia e il campo. E quando finisce una partita, penso a quella dopo. A spingermi sono la passione che ho nel cuore e il martello che ho in testa. Fino a quando giocherò, la benzina la metterò sempre nel motore, ma non chiedetemi se penso di arrivare a 38, 40 o 42 anni. Io vivo alla giornata, il futuro non l’ho mai guardato nella mia vita. Mi piace godermi il presente e basta. Ecco, forse l’unico segreto è questo».

Quest’anno ha ritrovato Toscano, con il quale aveva già lavorato quasi cinque anni tra Cosenza e Reggio Calabria. Qual è il suo rapporto con il tecnico?

«Siamo molto simili, quasi identici. Io ho un martello, lui ha un martello pneumatico sempre acceso. È maniacale, vive di calcio, non ha bisogno di troppe parole per farsi capire, ma lo percepisci e lo capisci anche solo con uno sguardo. Entrambi siamo pronti a morire in campo. Quando l’ho sentito la prima volta quest’estate, mi ha detto: “Ciccio, dobbiamo riempire il Manuzzi”. È stata la sua prima frase dopo la mia firma. Era piuttosto carico».

Lei ha debuttato tra i professionisti nel 2008 a Cosenza. Come è cambiato in questi 14 anni?

«Mi sento più maturo. Prima ero più istintivo, spesso fuori controllo, praticamente un cavallo pazzo in mezzo al campo. Poi, con il passare degli anni, mi sono sistemato, sono diventato più equilibrato e più riflessivo e naturalmente sono diventato uomo. In questo percorso sono state più importanti e mi hanno fatto crescere maggiormente le esperienze negative, perché è durante gli anni negativi che devi sempre cercare una soluzione o risolvere un problema. Da giovane pensavo che per vincere sarebbe bastato avere due attaccanti forti e segnare qualche gol. Ora ho capito che per vincere o fare qualcosa di più importante non bastano loro, ma devi avere il gruppo. Senza il collettivo, non vinci. Attraverso il gruppo migliori tu e migliora la squadra».

A proposito di esperienze negative, qual è stata la peggiore della sua carriera?

«Di anni negativi ne ho passati uno alla Reggina in B, dove dal giocare sempre sono passato al non giocare mai senza capire il motivo. Poi sono stato a Barletta, dove da gennaio smisero di pagarci e non c’erano neppure i soldi per la benzina. Ma a Barletta ho conosciuto mia moglie Maria Patrizia: non avrò preso i soldi, ma ho trovato l’amore, a dimostrazione che ogni esperienza ti lascia qualcosa».

Riesce a indicare, invece, l’anno più bello della sua carriera?

«Ce ne sono tanti. La prima promozione con il Cosenza, dalla D alla C2: eravamo tutti calabresi, io giocavo nella mia città, che era in D da tanti anni. Poi il salto in B a Reggio Calabria, in una città che non aspettava altro e che voleva rinascere, fino alla promozione dell’anno scorso a Palermo, che merita un capitolo a parte».

Per quale motivo?

«Quando sono arrivato, il Barbera era praticamente vuoto. Quando sono andato via, c’erano quasi 40.000 spettatori. Raccontare con lucidità e senza trasporto Palermo è impossibile. A Palermo sentivi l’abbraccio della città e quando cominci a vincere si crea una magia, perché il Palermo diventa quasi una malattia. Mi è rimasta impressa la voglia di vincere che ci trasmettevano tutti. Vedevi bambini di 3-4 anni e anziani di 80 con la stampella che si aggrappavano al cancello. Adesso sto scoprendo anche Cesena e devo dire che anche qua non si scherza. Domenica, quando sono uscito, mi sono messo in panchina e non ho più guardato la panchina: guardavo la curva e la gradinata che urlavano, non avevo mai visto una scena così. Sono momenti che ti entrano dentro».

Durante il primo mese, quando i risultati non arrivavano, cosa pensava?

«Conosco il calcio e le dinamiche di questo sport e di questa categoria. Ho pensato solo che prima o poi il vento sarebbe cambiato. Non ero tranquillissimo, ci mancherebbe, soprattutto dopo il Pontedera. Ma sono sempre stato ottimista e ho sempre creduto in noi».

Lunedì sera a Chiavari vi giocate il primo posto con la Virtus Entella.

«Affrontiamo la quinta capolista nel giro di un mese, scenderemo in campo con grande rispetto, ma anche con lo stesso atteggiamento con cui siamo scesi in campo contro le altre o contro l’Imolese. Ecco, il nostro atteggiamento non cambierà mai».

Bianchi recuperatoI gemelli Shpendinella U21 albanese

Dopo il giovedì facoltativo (con tutti i giocatori che si erano presentati a Villa Silvia, chi per fare crioterapia, chi per una sgambata), ieri il Cesena ha sostenuto un allenamento intenso al quale ha partecipato anche Bianchi: il capitano ha disputato anche la partitella di fine seduta ed è da considerare recuperato in vista della sfida di lunedì sera a Chiavari (per ora venduti 137 biglietti di settore ospiti). Quasi certamente partirà dalla panchina così come Minelli, non ancora al 100 per cento. GEMELLI IN UNDER 21 La Federcalcio albanese ha diramato le convocazioni per l’amichevole che l’Under 21 disputerà mercoledì alle ore 18 a San Marino. Tra i convocati del Ct Bushi ci sono anche Stiven e Cristian Shpendi alla prima chiamata in Under 21 (Stiven ha giocato in U19 e U20, Cristian solo in U19). I gemelli Shpendi dovranno presentarsi martedì mattina direttamente a San Marino. Lunedì sera, al termine di Entella-Cesena, rientreranno quindi in Romagna e non si fermeranno a dormire in Liguria con il resto della squadra.

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