Calcio C, Cesena, John Aiello si racconta: “Io, nato povero ma ricco dell’amore della mia famiglia”

«Io sono solito dire che sono nato ricco e sono nato povero. Sono nato povero perché la mia famiglia non aveva tanti soldi ma sono nato ricco perché avevo l’amore dei miei genitori e questo per me ha un valore superiore al peso del conto economico».

Negli anni, anche grazie all’amore e ai sacrifici dei genitori, John Aiello è riuscito ad aumentare il proprio conto corrente ma la sensazione che ti lascia quando si racconta è che sia una persona estremamente umile e sensibile. Ed è estremamente empatico: «Sarà perché mi sento più italiano che americano, anche se sono sempre vissuto negli Stati Uniti».

Figlio di due immigrati, la madre segretaria originaria di Ischia mentre il padre falegname di Ventotene («dove ho parenti e amici e dove Altiero Spinelli, confinato dal regime fascista, scrisse il suo manifesto, che è stato il seme che ha poi portato alla nascita dell’Europa»), John è il terzo di tre fratelli: Michael ha sei anni in più ed è uno degli avvocati di punta dello studio legale internazionale Weil, Gotshal & Manges («credetemi, è tra i più importanti e famosi avvocati degli interi Stati Uniti», dice di lui Robert Lewis) mentre Joseph, che ha 5 anni più di John, è vice presidente esecutivo della Broadway Construction Group. Tre fratelli che, partendo da Brooklyn, hanno fatto tanta strada: «Viste le origini, io sono sempre stato abituato a partire dal fondo. Dopo aver fatto 4 anni di università alla New York University ed essermi laureato in Giurisprudenza a Georgetown, sono stato assunto come avvocato commerciale allo studio Weil, Gotshal & Manges, dove lavora mio fratello maggiore Michael. Sono rimasto lì tre anni e mezzo, prima di essere chiamato dalla Goldman Sachs. Come capita a tutti quelli che arrivano, sono partito dal basso, dall’ultimo gradino. Sono rimasto alla Goldman Sachs per 10 anni. Quello è un posto speciale, la migliore banca di investimenti del mondo. Ho iniziato a lavorare in private equity (finanziamento che avviene attraverso l’acquisto di azioni: forma parte del costo del capitale ma non crea debito, ndr) e negli anni sono arrivato ad essere Managing Director, in pratica il direttore del mio settore».

John Aiello ottiene risultati talmente importanti che nell’estate 2012 viene “acquistato” dalla Lindsay Goldberg: «Diciamo che è accaduto questo, ma non sono stato acquistato come avviene con i calciatori: mi è solo stata fatta un’offerta. Quello è un fondo molto più piccolo e in quel momento avevo voglia di fare investimenti privati su aziende più piccole, per riuscire a lavorare con un gruppo di soci più ristretto».

Quando Aiello arriva, la Lindsay Goldberg aveva tre fondi e un volume di affari di 14 miliardi di dollari. All’attuale co-presidente del Cesena viene chiesto di creare dal nulla un quarto fondo: in 8 anni Lindsay Goldberg aumenta il volume di affari di 4 miliardi di dollari: «Sì, la società è cresciuta tanto. Anche grazie a me, non posso negarlo».

John Aiello lascia Lindsay Goldberg a settembre: «Da un po’ di tempo avevo maturato l’idea di cambiare lavoro perché volevo creare qualcosa di mio. Oltre a non volere lavorare più per altri, da anni sognavo di acquistare una società calcistica in Italia, per riuscire a riannodare i fili della storia della mia famiglia, di riunire gli Aiello all’Italia. La mia fortuna è stata quella di conoscere Robert: ho così raggiunto i miei due obiettivi».

Il calcio lo ha nel sangue: «L’ho sempre seguito. In particolare il Napoli e il Milan. Qui al Cesena ho la fortuna di avere due ex grandi giocatori del Milan come Agostini e Antonioli. Sia chiaro, adesso per me c’è solo il Cesena. Il Cavalluccio. Ma vi rendete conto della bellezza e dell’eleganza del nostro simbolo: lo abbiamo mostrato a nostri amici negli Usa e sono rimasti tutti affascinati, folgorati. Il Cavalluccio è stupendo, speciale. E’ un brand che vogliamo valorizzare».

Coronato il sogno di diventare co-proprietario di una società di calcio, Aiello ora vorrebbe venire a vivere in Italia: «Anche mia moglie Allyson è italo-americana e anche i nostri tre figli Michael, John John ed Ella hanno il doppio passaporto. Prima della pandemia, venivamo tutti gli anni in vacanza in Italia, a Ventotene ma non solo. Noi siamo tutti innamorati dell’Italia e i nostri figli si sentono già italiani. Non vedono l’ora che arrivi metà febbraio, quando avranno una settimana di vacanza. Settimana che ovviamente trascorreremo a Cesena».

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