Calcio C, Cesena: il testamento di Corrado Augusto Patrignani

Corrado Augusto Patrignani, cosa ha significato per lei essere il presidente del Cesena per tre anni e mezzo?

«Fare il presidente di una società gloriosa e prestigiosa come il Cesena mi ha innanzitutto riempito di tantissime responsabilità nei confronti di chi mi ha eletto e di chi mi ha sempre dato fiducia. Per 40 mesi mi sono sentito addosso la mia città e devo dire che è stato bellissimo. Il Cesena resterà per sempre una ricchezza per tantissime famiglie della nostra città e del nostro territorio e rappresentarlo mi ha riempito il cuore di orgoglio».

In quasi 82 anni, nell’elenco dei presidenti, prima del suo nome, ci sono stati diversi mostri sacri che hanno fatto la storia del club.

«Diciamo che sono in compagnia di alcune persone oggettivamente inimitabili e uniche, simboli del Cesena ma anche della Romagna. L’essere arrivato dopo di loro ha aumentato ancora di più la mia responsabilità. I presidenti del Cesena sono stati pochi e alcuni di altissimo livello, praticamente inarrivabili. Per me il calcio di provincia resta una famiglia allargata e questa è sempre stata la mia filosofia da presidente».

Cosa pensa di aver dato in più durante questa avventura?

«Ho messo a disposizione la mia esperienza nel mondo associativo e nel mondo imprenditoriale. Sono contento di aver saputo gestire un gruppo forte. Ho mediato, smussato, lavorato, unito. Ho messo a disposizione il mio senso di mediazione, ho allargato ma anche tenuto sempre compatto il gruppo, cercando di mantenere la calma e i nervi saldi. A dir la verità, è stato molto semplice, perché al mio fianco ho avuto persone encomiabili, dei veri e propri amici. Poi naturalmente qualche consiglio un po’ movimentato c’è stato, perché non si andava sempre tutti dalla stessa parte, ma siamo sempre usciti dalla porta uniti e convinti».

Qual è stato il momento più bello?

«Dal punto di vista sportivo la vittoria del campionato di Serie D, la giornata trascorsa a Giulianova, il ritorno a Cesena scortati dai tifosi in autostrada, la festa allo stadio. Non era scontato vincere e noi ci siamo riusciti».

E dal punto di vista personale?

«L’essermi arricchito grazie al contatto con tanti tifosi, che ho incontrato in giro, allo stadio, alle feste dei club. Mi hanno sempre voluto bene e li ringrazio. Negli occhi di queste persone ho trovato sempre una grande umanità».

Il momento più brutto?

«Ne scelgo due. Il primo è sportivo ed è l’esonero di Modesto, il mio primo e unico esonero da presidente, l’unica nostra vera sconfitta. La squadra non lo seguiva più, abbiamo provato a resistere ma dopo Trieste non era più possibile. Ma con il senno di poi, possiamo dire di aver scelto bene, soprattutto se penso al sostituto».

E l’altro momento?

«Quando siamo stati aggrediti dal Covid e non mi riferisco solo alla nostra economia e alla nostra vita, ma anche alla squadra, che è stata decimata, quasi azzerata nel suo momento migliore o comunque nel momento decisivo della scorsa stagione. Questo rimane anche il mio più grande rimpianto, perché non sapremo mai cosa sarebbe successo. Considerando la concorrenza e il momento, forse avremmo potuto resistere al fianco di Padova e Perugia fino alla fine».

Qual è il giocatore che ha apprezzato di più in questi quattro campionati?

«Io ringrazio tutti i giocatori che in questi 40 mesi hanno indossato la maglia del Cesena, perché hanno sempre avuto un comportamento corretto e ineccepibile. Ma qualche nome lo faccio: oggi dico Nardi e Bortolussi, ma anche Berti mi affascina con il suo modo di stare in campo, la sua personalità, il suo istinto e la sua visione di gioco. Infine, come posso dimenticare Ricciardo e Alessandro? Hanno segnato una quarantina di gol in due, in D erano devastanti. Infine, faccio un altro nome anche per un motivo diverso».

Quale?

«Dico Andrea Ciofi, l’unico giocatore sempre presente dall’inizio alla fine della mia avventura. Nell’estate 2018 non sapevamo neppure chi fosse. E’ cresciuto con noi, ha sempre giocato ed è sempre stato titolare. E’ un capitale che abbiamo lanciato e che merita di provare anche la B. Spero che la possa raggiungere con noi».

Passiamo agli allenatori: tre in 40 mesi non sono tanti.

«Angelini ci ha fatto vincere un campionato e quando uno vince ha sempre ragione. Beppe lo abbiamo difeso, era contestato, ma l’ho sempre tutelato e protetto molto volentieri, perché è una persona squisita, educata, che si fa volere bene da tutti e che conosce il calcio e sa lavorare con i giovani. Modesto era una scommessa, un allenatore forse ancora troppo giovane e inesperto, ma le doti e le qualità tecniche non si discutono. In estate ci ha fatto sognare e la squadra volava, poi ha pagato alcuni errori di inesperienza, soprattutto con la piazza, perché non si è calato nel modo giusto. Viali ha dimostrato e sta dimostrando di essere il più completo. E’ venuto in silenzio, ha sistemato la squadra, poi ha messo in campo le sue idee. Ha un progetto, ha una filosofia, sa imporsi. Però è anche bravo ad adattarsi alle situazioni. Lo trovo un allenatore completo e moderno, ideale per il Cesena».

Il Covid quanto le ha pesato?

«Purtroppo sarò ricordato anche per questo. Le difficoltà sono state ingigantite in un campionato che già ti garantisce poche risorse. Ha messo carichi pesanti non solo dal punto di vista sportivo, ma anche economico. Ha pesato e determinato, tanto che la ricerca di nuove risorse è stata accelerata anche in virtù o per colpa di questa maledetta pandemia. Un anno senza abbonamenti e sponsorizzazioni importanti è stato un disastro, ma soprattutto è stato avvilente vedere il nostro meraviglioso stadio senza i tifosi. Ecco, la lontananza della gente è stato l’aspetto più brutto e più doloroso della mia presidenza».

Se ripensa all’estate 2018 e chiude gli occhi, cosa le viene in mente?

«Ricordo due-tre mesi molto coinvolgenti. Ci vedevamo tutti i giorni, è stato un periodo dove i primi a fare squadra siamo stati noi. Oggi lo posso anche dire: è stato anche divertente. Ma 40 mesi fa non lo pensavo».

Ora cosa farà?

«Per fortuna il lavoro non manca. Molti mi chiedevano: come fai a fare tutto e a fare anche il presidente del Cesena? Io ho sempre risposto che non mi piace annoiarmi. E infatti non mi sono mai annoiato, neppure un giorno. Adesso continuerò a essere un ultras. In giacca e cravatta».

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