Calcio C, Cesena e la nuova ossessione di vincere

“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”, diceva Giampiero Boniperti, il presidente della Juventus. “Winning isn’t everything, it’s the only thing”, sono le parole originali di un italo-americano cresciuto a Brooklyn, che non è il co-presidente del Cesena, John Aiello, bensì Vince Lombardi, celeberrimo allenatore di football americano.

Un solo obiettivo

Oltre alla comune origine, l’avvocato newyorkese condivide con il coach della Nfl (cinque campionati e due Super Bowl vinti) lo spirito: «Il prossimo anno per il Cesena non esiste altro obiettivo che non sia la promozione in serie B. Nello sport si gioca per vincere e noi vogliamo vincere». Al bando dunque bassi profili di facciata e inutili scaramanzie. La mentalità americana ha un diverso approccio alla competizione sportiva.

In attesa del verdetto del campo, il passato ci ricorda che a Cesena l’ambizioso e proclamato obiettivo di vincere il campionato in alcuni casi è stato raggiunto, mentre in altri il risultato è stato disastroso. Massimo Agostini, nei panni di ex calciatore bianconero, ha vissuto entrambe le situazioni.

Dal sogno all’incubo

Nella promozione e nell’immediato ritorno in A ci credeva tutto l’ambiente che nel 1977/’78 aveva ritrovato in panchina Pippo Marchioro, l’artefice, solo due anni prima, della qualificazione in coppa Uefa. Il Cesena era accreditato di un organico dal potenziale tecnico di primordine e godeva del favore dei pronostici. Invece, complice il lungo infortunio di capitan Pier Luigi Cera, i romagnoli pagarono l’iniziale peccato di presunzione e per buona parte del campionato galleggiarono ai margini della zona retrocessione. Solo il rientro nel finale del suo capitano consentì al Cesena di mettersi al sicuro con qualche giornata di anticipo. Anche nell’estate del 1996 il presidente Edmeo Lugaresi sognava ad occhi aperti la serie A. Al capocannoniere della cadetteria Dario Hubner aveva affiancato due cavalli di razza, di ritorno, come Massimo Agostini e Alessandro Bianchi. Il clima di fiducia era scalfito dall’ostilità della curva nei confronti di Tardelli che, con la squadra al quintultimo posto, fu sostituito da Marchioro. Il tempo per rimettersi sulla scia delle prime ci sarebbe stato, invece il Cesena sprofondò. Inutile si rivelò l’estremo tentativo del duo Corrado Benedetti e Giampiero Ceccarelli. Ad Empoli, dove fu sancita la retrocessione in C, Lugaresi uscì dallo stadio in lacrime: «Volevo fare una grande squadra, ho rischiato e mi è andata male».

Obbligo di vincere

Con l’obiettivo di lasciare subito l’inferno della C fu confermato Benedetti e anche Agostini decise di rimanere, nonostante le offerte dall’Inghilterra, sentendosi in debito con la società che lo aveva visto crescere e lanciato nel grande calcio. La promessa di riscatto fu mantenuta e, trascinato dai gol del Condor, il Cesena vinse il campionato (1997/’98) dopo un memorabile duello con il Livorno. Più che un “obiettivo” il Cesena, rinato dal fallimento del 2018, aveva un “obbligo”, quello di arrivare primo nel campionato di serie D. Potendo contare su un pubblico senza eguali per la categoria, la squadra di Beppe Angelini era chiamata a vincere ogni gara, in casa o fuori. In campo però i propositi di vittoria non bastano per prevalere e il Cesena si trovò attardato di sette punti dal Matelica. Poi la fantastica rimonta, in realtà non scontata, fino al primo posto finale…come programmato.

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